Avrebbe piazzato lui la bomba esplosa davanti alla sede della Lega, a Treviso, nell’agosto del 2018. Si tratta del militante anarco-insurrezionalista Juan Antonio Sorroche Fernandez, 42 anni, latitante dal 2017. Catturato oggi dalla Digos, l’uomo è ritenuto gravemente indiziato nelle indagini dirette dalla Procura distrettuale di Venezia. Il terrorista è accusato per i reati di strage e di attentato con finalità di terrorismo. Secondo gli investigatori sarebbe lui l’ideatore, l’organizzatore e l’esecutore dell’azione. Nella fuga è stato aiutato da Manuel Oxoli, un anarchico bresciano, arrestato per favoreggiamento.

L’attacco di agosto, rivendicato da una sigla anarchica, era stato pensato come un vero e proprio attentato. I terroristi avevano fatto scoppiare una bomba carta davanti alla sede storica leghista, ma avevano anche nascosto un secondo ordigno, più potente, nelle scale posteriori di accesso all’edificio. Fortunatamente gli artificieri avevano scoperto la seconda bomba e l’avevano fatta brillare. Il provvedimento per il presunto terrorista è già stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Brescia, dove è stato eseguito il fermo.

Su Sorroche pendevano diverse condanne, oltre al provvedimento di fermo per l’attentato di agosto contro la sede della Lega. Nel 2017, il Tribunale di Torino l’aveva condannato a scontare un anno e 9 mesi di reclusione. Ordine sostituito successivamente da un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti a 6 anni, 1 mese e 6 giorni per reati contro la persona ed il patrimonio, emesso il 17 gennaio dalla Procura generale della Repubblica presso il Tribunale di Torino.

Le indagini e la cattura
L’indagine coordinata dalla Procura di Venezia ha condotto all’individuazione della rete dei fiancheggiatori che sosteneva il terrorista nella latitanza, fino a scovare il suo nascondiglio. Gli investigatori hanno esaminato innanzitutto la struttura sintattico-lessicale della rivendicazione, individuando in Sorroche il maggior indiziato. Tesi confermata poidalla prova scientifica del suo Dna, rinvenuto sull’ordigno. La sua ricerca, aiutata anche dal Cuerpo Nacional de Policìa spagnola, si è protratta per alcuni mesi. In particolare, la polizia ha monitorato gli spostamenti di Manuel Oxoli, 38 anni, un anarchico bresciano molto vicino Sorroche prima della sua latitanza. Seguendo Oxoli, il 22 maggio, gli agenti della Digos che lo pedinavano hanno fermato Sorroche. Ora Manuel Oxoli è stato arrestato per il reato di favoreggiamento personale.

L’attentato di agosto
L’attacco dinamitardo, secondo gli inquirenti, era stato progettato come una trappola. La prima bomba era un’esca, ma nessuno se ne accorse. Così dopo l’esplosione la Questura venne avvertita tramite un comunicato di rivendicazione uscito sul sito “Roundrobin“. Un secondo ordigno era stato messo tra una ringhiera e un muro in una delle uscite della sede leghista. Come innesco era stato usato un filo in nylon, praticamente invisibile, posizionato all’altezza delle caviglie. Una persona che non se ne fosse accorta, avrebbe azionato un dispositivo di innesco meccanico, facendo esplodere una pentola a pressione che all’interno conteneva pezzi in ferro. Era stata confezionata per ferire e uccidere le persone che si fossero trovate nel raggio di azione. Solo la cautela delle forze dell’ordine impedì che ci fossero vittime. Nell’atto di rivendicazione, gli anarchici criticavano le politiche del governo e quelle sull’immigrazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Stanchi di tacere, stanchi di vedere ogni giorno violenze sistematica tramite il razzismo, il sessismo, il lavoro salariato che avvengono in questa società, i cui essenziali valori sono l’autorità e il profitto”. Denunciavano, in particolare, “la guerra e il lavoro salariato, i respingimenti in mare e nei lager per immigrati in Europa ed Africa”, che “contaminano irreversibilmente l’uomo, gli animali ed il pianeta terra, tutto per il loro profitto e potere. L’autorità che si fonda sull’indifferenza, la paura, l’apatia, nel tempo ha potuto creare i Gulag, i campi di concentramento nazisti, ed oggi quelli in Libia o sotto casa nostra. È una storia che si ripete”.

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