“Una volta profanato, dissacrato [il sacro, nda] è pronto per uscire dalle nicchie specialistiche e diventare un prodotto di largo consumo. Occorre informare il pubblico che il nuovo prodotto è facile, semplice e di veloce accesso” (Marco Sambruna, Il declino del Sacro). Il sacro è il deus ex machina dell’Occidente. Ma quello occidentale è un sacro vissuto non in modo ascetico, distaccato, con lo sguardo verso il cielo. Il sacro occidentale è rappresentato da un patto uomo-divinità in cui l’insieme dei valori trascendentali debbono fungere da guida in terra e strumento mondano per il vivere civile.

Nessun’altra cultura e fede si è mossa così decisamente per “umanizzare” il sacro. In nessuna altra cultura religiosa il figlio di Dio è venuto in mezzo agli uomini per dettare le regole mondane e raccontare come il “Regno dei Cieli” sia, prima di tutto, un progetto da costruire in terra. Tutta la storia dei duemila anni che stanno alle nostre spalle è un lungo cammino in questo senso: lo Stato si è costruito “a immagine” del sacro, così come la giustizia, l’estetica, la morale, la scienza e ogni altra forma espressiva.

Il patto tra il divino e l’uomo è arrivato ovunque. A tal punto che persino la fede sottesa a quel patto, la religione cristiana, ha subìto la lotta interna più dura proprio nella rivendicazione della modalità con cui esprimere questo accordo tra sacro e mondano. E’ nata così la rivoluzione calvinista e protestante che, a sua volta, ha forgiato un’ulteriore forma di società del sacro in terra, quella del mondo Nordeuropeo, anglosassone e capitalista. Ma il sacro desacralizzato, reso un utensile terreno per le faccende mondane, ha portato a una progressiva modificazione genetica dei suoi connotati più tradizionali. Fino a dilaniarlo nelle sue componenti essenziali e far dire a Nietzsche, agli albori del Novecento, che “Dio è morto” e che sono stati proprio gli uomini a ucciderlo. L’assassinio di Dio è stato perpetrato rendendo il sacro “umano troppo umano”. Il Novecento, l’epoca raccontata con il nome di postmoderno, è stata una cavalcata senza Dio, senza narrazioni, senza divinità; o meglio, dove ogni divinità poteva convivere con il suo esatto contrario e “giocare una partita a scacchi” senza vincitori né vinti. Solamente per il gusto di giocare.

Tuttavia, incredibilmente, abbattuto l’ultimo sacro della modernità con la caduta del muro di Berlino, il mondo Occidentale, invece di continuare a correre nel postmoderno orgiastico ed edonistico, si è trovato del tutto spaesato. Guardandosi allo specchio, l’Occidente si è visto senza volto. E il volto mancante è quello del sacro, dei riferimenti certi, delle narrazioni che avevano fatto da grande motore di tutta la sua storia e dei suoi progressi. Nel contempo è esplosa la tecnica, con le sue nuove strutture sociali che consentono a ciascuno di rappresentarsi nel proprio “attimo fuggente” e così creare un film del mondo costante e “dal vivo”. In questo nuovo mondo non esistono distanze tra gli esseri umani, ma solamente sete costruzione di una nuova history che funga da scheggia individualistica del fumetto pop universale. E’ la metafisica dell’io che si fa Dio, che si manifesta come un ente illimitato, senza riferimento a valori consolidati.

L’essere umano occidentale diviene un bardo dell’assoluto individualismo che si trasforma in un cantore del nichilismo, impregnato di valori usati in forma pop e del tutto svincolati da vere e proprie basi culturali di riferimento. E’ quel mondo della pancrazia di cui è stato fatto cenno in alcuni post recenti. Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono i rappresentanti europei e mondiali più avanzati di questa realtà. L’uno “sconfigge la povertà” e “salva dalla corruzione”, l’altro brandisce il rosario citando santi, papi e icone religiose.

Tutto questo fa ribrezzo all’“intellighenzia” che ritiene ancora che Dio non sia morto e specialmente non sia stato ucciso dall’uomo occidentale. E’ vero che nella stragrande maggioranza dei Paesi occidentali la realtà antropologica di cui sono espressione i social network è ancora lontana dai palazzi del potere, ma presto il nuovo spirito dell’uomo occidentale travolgerà l’Ancien Regime. E’ inevitabile: la svolta è sociale e tocca gli aspetti cognitivi più profondi. Rosari, santi, papi, inquisizione giudiziaria, fine della povertà, uguaglianza sociale, bambine come spot per salvare la terra, questioni sociali senza società: sono tutti strumenti della contemporaneità e dell’uso del sacro come motore propulsivo dell’io trasformato in un prodotto pop da vendere sul mercato dell’immagine.

Un’immagine che deve rinnovarsi in ogni istante e dunque trovare, secondo dopo secondo, una nuova forma espressiva, più forte e vertiginosa. Perché in questa realtà non esiste il domani; esiste solo l’assoluto presente, che è già sorpassato nell’attimo in cui si manifesta. Tutto deve essere visibile: persino il viceministro che si dichiara il sacerdote della sicurezza dei confini mentre le motovedette fanno sbarcare un manipolo di immigrati sulle coste italiane.

Tutto è live, on air, in presa diretta. Magari mentre viene invocata la Madonna, col sacerdote di quella “congregazione religiosa” inginocchiato, per chiedere protezione delle nostre coste dall’invasore africano o la nostra Pubblica Amministrazione dall’invasore corruttore. “Fate questo in memoria di me”. E’ solo pancrazia.

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