“Mi hanno chiesto di aderire a una cordata per finanziare il Tav da Lione a Torino” mormorò dubbioso Hadid, rivolto a Lupich. “Ma l’opposizione dei gruppi No-Tav lascia perplessi su questo tipo d’impegno”. “Un’opera senza senso. Nessuno capisce a chi serva un Tgv da Lisbona a Kiev” sbottò Nick. Lupich lo guardò stizzito, ma ne ignorò le ragioni; e si rivolse direttamente a Hadid Sheikh: “È un investimento vitale”. Aggiunse in tono confidenziale: “Credo che aprirò un blog chiamato ‘No-No’. Bisogna screditare questi pazzi che sanno dire solo ‘No’ e soltanto ‘No’ a qualunque iniziativa”. “Sono dei conservatori” concordò Sheikh. “Purtroppo l’Europa è piena di conservatori. Tarpano le ali alla libera impresa”.

Nick, che stava salendo di giri in modo proporzionale al gin fizz che trangugiava, non si diede per vinto: “Serve solo a esportare il ‘caldo verde’, quella merda portoghese”. “Caldo verde?” si domandò Hadid incuriosito. “Amo il ‘caldo verde’. Un brodo gustoso e vegano” intervenne Anna Clara con fervore, rivolta a Lupich. “Vegano il ‘chouriço’! Mi fai ridere” sbraitò ancora Nick. “Quel treno iper-veloce servirà solo a servire un ‘caldo verde’ ancora caldo nelle taverne di Černobyl”. “Mavalà! Se ci fosse ancora il comunismo, saresti un perfetto rivoluzionario, Nick”. Ero proteso nello sforzo di far scendere il tono della conversazione. “Un bolscevico con l’accento veneto-portoghese”. Faceva troppo caldo per incendiarsi.

Hadid guardò Anna Clara con trasporto. “Anch’io amo il caldo verde” disse con dolcezza “ma senza salame. Tutto vegetale”. Uscendo dalle sue labbra salame faceva rima con liquame. “Ham is spam” pensai. Quando uno non deve lavorare né preoccuparsi del denaro, ha sempre qualcosa da fare. Non è realmente divertente, ma i ricchi non lo sanno e non si sono mai divertiti, né vogliono mai qualcosa per davvero, tranne forse la moglie di un altro; e anche questo desiderio è assai moscio, se paragonato alla forza esplosiva con cui la moglie di un imbianchino desidera nuove carte da parati per il salotto.

Il dialogo – tratto da un romanzo d’insuccesso che pubblicai qualche anno fa (The Star Grabber, Il Melangolo, 2015) – si svolge su uno yacht ancorato nella baia di Portofino in piena estate. Hadid è un investitore arabo, mentre il protagonista del romanzo – Lupo Lupich, lo Star Grabber – è un influente finanziere di grande successo internazionale. Da sempre Lupo è innamorato di Anna Clara, moglie di Nicolò Falier, già famoso giocatore di rugby e ricco possidente che elenca tre dogi veneziani nel proprio albero genealogico. E la discussione è solo il pretesto per aprire un sanguinoso duello tra i due rivali in amore.

A questa prolungata, soffocante fiera delle vanità la politica ha messo la sordina per favorire il dibattito sulle dimissioni di un sottosegretario. Ma la questione è pronta a riemergere per giustificare la prossima lite nel Paese che, dalla caduta del muro di Berlino in poi, non ha più ideato alcuna politica industriale, commerciale, ambientale, educativa, sociale, culturale a lungo respiro. Il Tav tra Lione e Torino è una delle poche certezze del domani, anche remoto. La perfetta confutazione delle preoccupazioni di Paul Valery, ansioso per un futuro che non è mai quello di una volta.

Il tunnel del Frejus fu deciso nel 1993 durante il vertice italo-francese tra Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro, da una parte, e François Mitterrand dall’altra – giunto a Roma assieme al primo ministro francese Edouard Balladur a bordo di un Tgv-reseau, il loro gioiello tecnologico. Unici sopravvissuti sono Balladur e il Tgv da Milano a Parigi che, tra Milano e Torino, viaggia a 80 km all’ora senza percorrere la nuova linea MiTo ad alta velocità, che forse non sarà la più costosa del mondo ma è certamente quella con l’impatto più imbarazzante sul paesaggio. L’accordo fu poi perfezionato con calma (2001) da Lionel Jospin e Giuliano Amato, senza spiegare come mai per andare da Lisbona a Kiev si debba deviare per Lione, quando passando da Genova (e il suo porto) il percorso sarebbe più breve.

Puro vintage, quindi, mentre le mamme imbiancano, i tempi cambiano, le strade si biforcano. E le strategie della logistica si evolvono poiché si sta realizzando la profezia di Bruno Lauzi: “arrivano i cinesi” percorrendo la Via della Seta. Nel contempo la Corte dei Conti europea ha pubblicato (2018) uno studio assai critico sulla rete ferroviaria ad alta velocità del continente, intitolata “Non è una realtà, bensì un sistema disomogeneo e inefficace”, di cui nessuno parla.

All’Abc – analisi benefici-costi – è stata messa ora la sordina. Tutte le infrastrutture tuttora da valutare sono in ansiosa attesa, comprese quelle – come la Gronda di Genova – senza neppure la prima pietra. Qui una rigorosa applicazione sarebbe auspicabile, così come per tutte le opere da cantierare: per esempio la ricostruzione del viadotto Polcevera, restando da quelle parti. Vale il proverbio del contadino che, in periodo elettorale, non ha da sapere. E le elezioni, come gli esami di Eduardo De Filippo, in Italia rischiano di non finire mai.