Se esistesse una lotteria per giocare sul futuro cambiamento del Movimento 5 Stelle, punterei tutto sulla nascita del PDDM, il Partito di Di Maio. La mia certezza di vincere è avvalorata dalla mia partecipazione all’assemblea regionale del M5S svoltasi domenica 5 maggio all’auditorium del Seraphicum. Circa 300 tra delegati, eletti e iscritti (come il sottoscritto) si sono riuniti per ascoltare le proposte sulle future regole di “ingaggio” politico del Movimento che fu di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Dopo avere ascoltato decine di interventi di municipi, Comuni e portavoce, sono ormai sicuro che potrei puntare tutto su queste previsioni:

1. La regola dei due mandati va stretta a molti, soprattutto a chi li sta finendo, perciò il prossimo regolamento prevedrà che chi è stato eletto in municipi o Comuni sarà esonerato dal rispettarla, così da vedersi la strada spianata per successive elezioni regionali, politiche ed europee, per un totale di una quindicina d’anni sicuri in politica. Alla faccia del “cambiamento”, una folta schiera di scherani già racconta la favola della necessità di “competenza” che si acquisisce sul campo e “è un peccato sprecarla”. Inutile dire che costoro sono ovviamente già eletti al Comune o ai municipi;

2. Quello che è già successo con la designazione dei capilista alle Europee è paradigmatico. La scelta della futura classe politica del PDDM sarà affidata a personaggi rigorosamente nominati dai vertici del partito, cosicché qualunque candidatura sarà indicata nel segno dell’ortodossia del PDDM (non certo del M5S) e rigorosamente controllata dall’alto. Ovviamente sarà cassato ogni rigurgito di libero arbitrio o, peggio, di designazione delle candidature mediante votazione online: troppo pericolosa! Anzi, visto che ci siamo, nessuno potrà accedere a cariche elettive nazionali se non sarà prima passato da un paio di mandati locali. Così il professionismo della politica sarà garantito anche da noi;

3. Ancora c’è qualche stupidino che sostiene la logicità del fatto che la formazione degli eletti del futuro potrebbero farla proprio quelli che hanno esaurito i propri due mandati. Potrebbero così dare un senso alla loro appartenenza al M5S anche dopo essere tornati alla vita di comuni cittadini (era un caposaldo del Movimento di Grillo, ve lo ricordate?), ma sono sicuro che vincerò anche questa scommessa. A formare la futura classe dirigente del PDDM sarà qualche bravissimo spin doctor, che magari ha già proficuamente lavorato prima con Silvio Berlusconi o con Matteo Renzi;

4. Allearsi con qualcuno alle elezioni per il M5S è sempre stato equivalente alla bestemmia. Non per il PDDM, però, che stanco di batoste elettorali alle elezioni locali a causa del trucchetto delle coalizioni, sarà aperto a liste civiche di ogni genere. E pazienza se qualche purista rompicoglioni obietta che se qualcuno la pensa come noi dovrebbe entrare nel Movimento, invece di farsi la lista sua. Anche questa, di sicuro, la azzecco;

5. Rousseau non funziona. Su questo sono tutti d’accordo. Ma non funziona perché “non ha fondi”, non essendo sufficienti i circa 100mila euro al mese che gli versano gli eletti al Parlamento. Come si risolverà la cosa nel PDDM? Ovviamente si aumenterà il contributo dei parlamentari, si chiederà anche a quelli regionali e magari poi qualcosina anche agli iscritti. Tanto perché alla fine neanche Rousseau – pace all’anima sua – credeva più alla favola della democrazia diretta.

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