“Vorremmo poter dire che è stato un incidente, ma non è quello che sembra dai primi rilievi. Comunque siano andate le cose, se qualcuno ha pensato di intimidirci sappia che non ci è riuscito. L’associazione i Girasoli non ha paura di qualche vigliacco e continuerà a lavorare per un mondo più giusto e più bello”. A dare la notizia nei giorni scorsi dell’incendio al pulmino usato per il progetto Sprar nel borgo di Sutera (Sicilia), è stata la stessa associazione “I Girasoli” sulla sua pagina Facebook. Un atto d’intimidazione di matrice razzista, ha dichiarato il presidente Calogero Santoro, “frutto del clima che si respira a livello nazionale”.


Prima di dar fuoco al mezzo parcheggiato nella piazza del mercato della piccola cittadina, hanno rotto i vetri con una pietra lasciata sul posto. Chi ha bruciato il pulmino ha voluto colpire uno dei simboli dell’accoglienza dei migranti. A Sutera, infatti, il paese grazie al progetto di Sprar diffuso in questi anni è tornato a vivere. Una Riace siciliana: anche qui la scuola è stata salvata dai figli dei migranti e alcuni esercizi commerciali sono tornati ad alzare la saracinesca grazie ai “nuovi” cittadini. Un clima da sempre favorevole al progetto: “Allo stato attuale – spiga Santoro – abbiamo ospiti 35 famiglie. Fino a qualche giorno fa si respirava una bella atmosfera: quando gli adulti migranti sono impegnati in alcune attività sono persino gli anziani del paese ad occuparsi dei più piccoli. Quel mezzo per noi era importante, serviva per portare i bambini a scuola, in piscina o al mare. Era utile anche per andare in Questura o per spostarsi da Sutera a Milena dove abitano altri nuclei famigliari”.

A stare dalla parte dell’associazione “I Girasoli” è prima di tutto l’amministrazione comunale che all’indomani del decreto Sicurezza firmato dal ministro Matteo Salvini si era schierata contro la decisione del Viminale rifiutandosi di mettere in strada i migranti richiedenti la protezione umanitaria. Davanti allo scheletro del pulmino Santoro allarga le braccia: “Purtroppo temiamo che si tratti di un atto di matrice razzista. Ormai i pozzi si sono avvelenati. Se lavori con i neri sei buonista. Ci sono uomini delle istituzioni che a riguardo dicono cose molto pesanti e questi sono i frutti. Abbiamo fatto denuncia, gli inquirenti hanno appurato che si tratta di un atto doloso”. Ma nessuno a Sutera ha intenzione di arrendersi. Nessuno vuole far vincere la paura e all’indomani dell’atto intimidatorio i “Girasoli” hanno ricevuto numerosi attestati di solidarietà da ogni parte della Sicilia e dell’Italia. Ma non basta. “Abbiamo lanciato – spiega Santoro – una campagna di crowdfunding per acquistare un nuovo pulmino e nel giro di poco tempo abbiamo ricevuto più di 100 donazioni. Siamo amareggiati perché un clima come quello che si respira ora non si era mai visto ma proprio ora non ci fermiamo. E’ il momento di alzare ancora di più la testa e andare avanti senza alcun timore e remora”.

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