L’America si prepara a salutare il mese prossimo quella che si annuncia la più consistente IPO dell’anno, e una delle più grandi in assoluto, ovvero la quotazione di Uber in Borsa. Il valore stimato è di 100 miliardi di dollari, di cui una decina dovrebbero essere racimolati proprio nell’operazione con Wall Street. Ma nel frattempo il colosso di San Francisco preme l’acceleratore sulla guida autonoma, e annuncia investimenti per un miliardo di dollari nella Advanced Technologies Group (Atg), ovvero la sua divisione che si occupa di self driving.

A rimpinguare le casse di ATG penserà soprattutto Toyota, che insieme all’azienda di componentistica Denso verserà 667 milioni di dollari, dopo averne investiti altri 500 nel 2018. Segno che in Giappone hanno fiducia nelle potenzialità del progetto. Gli altri 333 milioni verranno invece dal fondo Vision Found di Softbank. In virtù di questa iniezione di capitale, ATG sarà una nuova entità societaria con un proprio consiglio d’amministrazione, e una valutazione pari a 7,25 miliardi di dollari.

E da S.Francisco a Cupertino, il passo è breve. Dopo aver accarezzato il sogno di costruire un’auto a guida autonoma tutta sua, ed avervi rinunciato perché troppo oneroso, Apple ha dimostrato di voler comunque entrare nel business del pilota automatico. Prima come fornitore di tecnologia, e dunque software, e ora anche di componentistica, stando almeno a quanto riporta la Reuters. Secondo cui il colosso hi-tech avrebbe avuto incontri con quattro aziende specializzate in sensori per auto, con l’intento di riuscire a realizzarne lei stessa.

La tecnologia scelta è quella Lidar, ovvero quella di misurazione di distanze e ingombri tramite impulsi laser, molto utilizzata nell’ingegneria aerospaziale e negli attuali veicoli a guida autonoma. I sensori Lidar sono tuttora molto ingombranti e costosi, dal momento che il loro valore è di circa 100 mila dollari per veicolo. La casa della Mela punta a realizzarne alcuni di seconda generazione, più piccoli ed economici, dunque adatti alla produzione in massa. Per i quali starebbe anche studiando un “design rivoluzionario”.

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