La rissa tra il direttore del Tg1 Giuseppe Carboni e il suo vice Angelo Polimeno Bottai – raccontata oggi dal Fatto Quotidiano – finisce in commissione di Vigilanza Rai. Durante l’audizione dei vertici dell’azienda di viale Mazzini – il presidente Marcello Foa e l’ad Fabrizio Salini – il tema è stato introdotto dalla deputata di Fratelli d’Italia Daniela Santanchè che ha sottolineato la “particolare litigiosità” di Carboni, chiedendo interventi ai vertici aziendali. “Sono emerse – ha detto Salini – in questa sede valutazioni sul direttore del Tg1 a senso unico che non condivido: gli è stata attribuita una particolare litigiosità. Io non la penso così, ma prima di attribuire responsabilità, attenderei l’inchiesta interna e non mi baserei solo sulla lettura dei giornali o impressioni che vengono da racconti diversi”. Salini ha difeso l’operato del direttore citando anche la copertura del telegiornale del principale evento di ieri, l’incendio alla cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. “Ieri l’azienda ha deciso di dedicare una finestra della prima serata su Rai1 al tragico evento di Notre-Dame – ha detto Salini – Questo è il compito del servizio pubblico. E’ stata l’unica rete ad aprire una finestra sull’evento. Per questo ed altri punti di vista non posso che ringraziare il direttore del Tg1”. Nel corso dell’audizione tra le altre cose Salini ha ricordato che gli ascolti del Tg1 sono in tendenza positiva.

Ma questo che sembra solo un caso di antipatia e disistima reciproca. Ne viene, anche se tutti negano, un’atmosfera ad alta tensione che si diffonde all’interno della maggioranza, dentro l’azienda ai piani alti e ai piani meno alti, della maggioranza nei confronti dell’azienda che continua ad essere legata a doppio filo agli umori temporanei della politica. Il pompiere lo fa l’ad della Rai, Salini, che ha respinto lo scenario di una “diarchia”: “Il mio operato fino ad oggi si è svolto in autonomia, nella stesura del piano industriale non è entrato nessuno. La politica la ascolto e la incontro, ma decido autonomamente. All’interno del cda c’è stato un confronto con tutti, ma io rivendico di aver deciso il piano in autonomia“.

Il pressing sulla Lega sulle nomine M5s
Non c’è infatti solo la carenza di sintonia umana e professionale tra Carboni e Polimeno. Come rilevava ieri l’agenzia AdnKronos, a stressare il confronto, sebbene questo non sia emerso nel confronto verbale tra i due, ci sarebbero stati anche i dati dell’Osservatorio di Pavia che la scorsa settimana ha registrato un tempo di parola del 16,8 al Pd, seguito dal 16,1 dato agli esponenti M5s e dal 13,4 alla Lega (al netto del 10 per cento lasciato al governo nel suo complesso). E’ da tempo che la Lega ha messo nel mirino Carboni, fin dalla sua prima audizione in Vigilanza. “Ci dà poco spazio” si era lamentato apertamente in quell’occasione il capogruppo del Carroccio in commissione Paolo Tiramani dando anche “suggerimenti” al direttore: “Spiegare bene cosa fa il governo, telegiornale è stato deficitario”. A questo poi erano seguite le tensioni in una seconda audizione con un’altra figura proposta dai Cinquestelle, il direttore di Rai2 Carlo Freccero: “Clima da interrogatorio di polizia”, disse lui.

Paragone a Foa: “Se volete il Tg1 e cambiare Freccero, ditelo”
E così oggi è stato Gianluigi Paragone ad affrontare direttamente in commissione il presidente della Rai Marcello Foa: “Con estrema serenità di giudizio nei confronti di una persona che ho sostenuto dico al presidente Foa che sicuramente non avevamo calcolato che il suo ruolo fosse così interpretabile. Invito Foa a rileggersi il contratto e capire il peso specifico del ruolo che riveste. Che, per chiarire, non è l’amministratore delegato ombra”. Secondo il giornalista-senatore “la discussione sulle tematiche del pluralismo – ha proseguito – sarebbe stato diverso se ci fosse stato un presidente più neutrale. Così non è stato e oltre al conteggio della presenza dei politici nei programmi bisognerebbe parlare anche della scrittura dei programmi”. “A questo filo culturale – conclude Paragone – risponde in modo maldestro Foa che stando a voci di corridoio esagera nelle sue funzioni. Va messa a fuoco la governance. Monta una scazzottata al Tg1 che sembra addirittura non ci sia stata. Se volete arrivare al Tg1, se volete cambiare Freccero e toglierlo da Rai2, basta dirlo chiaramente“.

Salini: “Nessuna diarchia”. Pd e Leu: “M5s arriva in ritardo”
A cavalcare la protesta ora sono le opposizioni di sinistra: “Sono state,  non solo confermate ma anche rafforzate le nostre critiche – dice Salvatore Margiotta (Pd) alla gestione assai poco neutrale e di garanzia dei principali dossier da parte del presidente e al ruolo eccessivo e sproporzionato che si sta costruendo in Rai. Una diarchia che sta tradendo lo spirito della legge e l’inconsistenza del M5s”. Conclusioni analoghe di Federico Fornaro (Liberi e Uguali): “Il M5s con colpevole ritardo si accorge solo ora che si sarebbe dovuto nominare come presidente della Rai una personalità di garanzia, come da noi insistentemente richiesto lo scorso anno. I Cinque stelle hanno invece accettato la logica dell’accordo spartitorio tra presidente e amministratore delegato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una conflittualità strisciante e quotidiana con un Presidente iperattivo che assomiglia a una sorta di amministratore delegato bis”.

Di Nicola (M5s): “Foa presidente RaiCom? Conflitto d’interessi”
Agli occhi dei Cinquestelle Foa sta andando comunque fuori fuoco. Primo Di Nicola, senatore M5s e vicepresidente della Vigilanza Rai, introduce un altro argomento: il fatto che Foa sia diventato anche presidente di RaiCom, partecipata alla quale dovranno essere assegnati compiti e risorse e che dovrà realizzare tra l’altro un canale inglese: “In questo modo – dice Di Nicola – si rischia di configurare un fastidioso conflitto operativo e di interessi in capo ai vertici Rai. A decidere queste assegnazioni sarà anche il presidente di Rai Spa, a riceverle sarà il presidente di RaiCom”. “È nota – continua il senatore M5s – la battaglia del Movimento 5 Stelle contro i conflitti di interesse, sotto qualsiasi forma – ha aggiunto – Ci sono state varie segnalazioni su questa criticità, diverse anche dall’interno della stessa Rai. Ho sostenuto la figura di Foa come presidente di garanzia, ma questo non era davvero previsto”. Foa tuttavia replica dicendo che è stato proprio Salini a chiedergli di ricoprire l’incarico alla guida di RaiCom, un ruolo “non operativo” perché RaiCom “ha una spiccata vocazione internazionale ed io ho la delega alle questioni internazionali”. “E’ una questione di coerenza rispetto al mio mandato – conclude Foa – Non vedo affatto un conflitto di interessi”. Su questo tema tuttavia il Pd sta preparando una risoluzione.

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