Ancora tensione tra Lega e M5s sulla Rai. Da una parte lo scontro tra il direttore di Rai2 Carlo Freccero e il leghista Paolo Tiramani in Commissione di Vigilanza Rai sui palinsesti del secondo canale. Un botta e risposta in un clima da “interrogatorio di polizia”, durante il quale Freccero è arrivato a minacciare le dimissioni e a contestare i “dati molto errati sull’audience” portati dal Carroccio. Dall’altra il Pd e gli stessi grillini che protestano, dati Agcom alla mano, sull’eccessiva presenza di Salvini e i suoi sulle reti pubbliche che arriva a toccare punte del 20,5 per cento al Tg2 (contro il 6,6% di Luigi Di Maio). La Rai è un tasto dolente per i soci di governo. Perché se i 5 stelle hanno sempre promosso la linea del “fuori i partiti dall’azienda”, al tempo stesso lamentano il potere della Lega e chiedono di non essere schiacciati dall’alleato. E proprio la difesa di Freccero è stata la scusa per i 5 stelle per esporsi contro il socio di governo: “Invito la Lega a non avere alcuna pretesa su Rai2. Quindi spero che vada avanti e che non si faccia intimidire“, ha detto il senatore M5s Alberto Airola. In sostegno di Freccero anche il senatore Gianluigi Paragone: “E’ un campione della tv italiana, ha dato una lezione a tutti. Le critiche sono sacrosante, gli attacchi gratuiti un po’ meno, ma ascoltare il progetto di chi ha contribuito a creare la storia della televisione e, ancora oggi, ha una visione avveniristica e costruttiva per alzare il livello del servizio pubblico, dovrebbe davvero arricchire tutti. A Freccero auguro buon lavoro”.

L’audizione in Vigilanza Rai di Freccero: “E’ un interrogatorio di polizia”
Il primo scontro oggi è andato in scena appunto in commissione di Vigilanza Rai, durante quella che il direttore di Rai2 ha ribattezzato “un interrogatorio di polizia”. Il capogruppo del Carroccio Tiramani ha accusato Freccero, durante l’audizione sul palinsesto della seconda rete, di “risultati non incoraggianti di audience” e di avere “una visione ferma a 15 anni fa”. Ma non solo: lo ha anche paragonato al padre imprenditore “costretto ad arrendersi perché non era più al passo con le innovazioni dei tempi”. Un attacco che il direttore ha mal tollerato, tanto da sbottare: “Questa è un’aggressione calunniosa a cui risponderò per iscritto. Se volete le mie dimissioni chiedetele. Ma non dite cose false. Io ho tutte le carte in regola per parlare di tv”. Quindi ha battezzato Tiramani “Tirapugni”, salvo poi correggersi. L’esordio era stato più tranquillo: “Lo so, sono sulla graticola, ma nella vita bisogna avere il coraggio di provare e sbagliare”, aveva detto all’inizio. “Lo faccio con una passione totale e soffro per l’audience come il primo giorno. Non baro nel mio lavoro. Non ditemi però che faccio il tifoso di qualcuno, tutto ma questo no”. Quindi ha parlato sulla necessità di avere “una televisione libera” contro le pressioni dei partiti e ha affrontato i vari temi sollevati dai parlamentari, dai bassi ascolti di Popolo Sovrano (“So che è il mio problema più grande, ma ci sto lavorando”, ha detto) al possibile ritorno di Luttazzi in tv (“Voglio il controllo editoriale, ne parleremo“) o il legame con il M5s.

Il direttore di Rai2 ha anche respinto l’accusa di apparentamenti politici: “Io emblema della voce di Grillo? Ma per favore, anzi è lui che deve lamentarsi perché nel programma che ho fatto su di lui l’ho limitato, censurato e lui se l’è presa, mi ha detto ‘io non sono mica quello'”. Per Freccero inoltre, ha continuato “tutte le TV generaliste sono sovraniste, nel senso che devono salvaguardare l’identità nazionale, la memoria storica. Sono le piattaforme e tentare qualcosa di diverso”. Fra le novità in palinsesto, sembra in stand-by per ora, il ritorno in Rai di Daniele Luttazzi: “Voi sapete che ho perso una rete per colpa, anzi, per merito di Luttazzi e ne orgoglioso, però chiaramente voglio avere un controllo editoriale”, ha detto rispondendo a Michele Anzaldi (Pd). “E’ vero che sono masochista, non guadagno nulla, lavoro 14 ore al giorno, vengo aggredito in modo vergognoso da qualcuno, ma non voglio andare incontro al suicidio”. E a fine audizione, con i giornalisti, ha aggiunto: “Luttazzi lo devo incontrare quando ritorna dalla Spagna, per decidere tutto”.

Freccero si è pure scontrato a distanza con Bruno Vespa: “Povera patria sarebbe dovuto andare in onda di mercoledì, il venerdì me l’ha imposto il coordinamento. Vespa ancora comanda in Rai e decide di non avere contro le sovrapposizioni”. Gli ha risposto poco dopo proprio Vespa a distanza: “Non siamo ridicoli. Porta a porta va in onda a ore impossibili, viene massacrata dai commenti alle partite di calcio che ci fanno partire al 4% e dal prolungarsi ormai stabile delle prime serate sulle altre reti. E’ la vecchissima regola di non sovrapporre informazione a informazione. E un consumato uomo di televisione come Carlo Freccero la conosce perfettamente”.

Il direttore di Rai2 ha infine rivendicato l’aumento dell’audience della rete: nel periodo trascorso dall’inizio dell’anno ad oggi gli ascolti complessivi della rete rispetto allo stesso periodo del 2018 sono aumentati sia in prime time (+0,52%) che sull’intera giornata (+0,17%) e nella fascia 21.20-23.30 con un +1,19%. E a proposito delle polemiche per Sfera Ebbasta che Freccero avrebbe voluto come giudice di The Voice, o le frasi razziste e sessiste scritte in passato sui social da Paolo Bosisio, ‘rettore’ del programma Il collegio’ il direttore di Rai2 ha chiuso: “Tutto ciò che è politicamente scorretto devo lasciarlo fuori dalla Rai? Il politicamente corretto può essere un criterio dominante per includere o escludere persone? Siete voi che dovete regolarlo”.

La polemica sui dati Agcom. M5s: “Narrazione schiacciata sul pensiero di Salvini”. Pd: “Salvinicrazia”
Lo scontro tra Lega e 5 stelle in casa Rai va però oltre le tensioni su Freccero. A far discutere oggi sono state anche le tabelle rese note dall’Agcom sugli spazi dedicati ai singoli leader politici. Per il M5s, “rivelano uno spaccato decisamente sbilanciato a favore di Matteo Salvini e della Lega, senza tenere conto dei reali provvedimenti adottati dal governo e che 8 volte su 10 sono targati M5s”, ha detto la deputata grillina Mirella Liuzzi. Ed è la prima volta che un esponente 5 stelle arriva a criticare così tanto la presenza del ministro leghista. “I dati rivelano quella che era una percezione consolidata, ovvero una narrazione eccessivamente schiacciata sul pensiero del ministro dell’Interno con punte del 20,5% al TG2, un’enormità se paragonato al 6,6 del vicepremier Luigi Di Maio. Un trend confermato anche dal TG1 con il 15,55 contro l’8,59 e dal TG3 con il 10,69% per Salvini e l’8,41% per il leader del M5s”. Per il Pd infine siamo di fronte a “una vera e propria Salvinicrazia nell’informazione del servizio pubblico”, ha detto il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “Il ministro dell’Interno da solo ha avuto il 15,5% degli spazi di parola al Tg1, addirittura il 20,5% al Tg2 e il 10,6% al Tg3. Per capire l’enormità di questi numeri, il primo esponente del Pd in classifica, Nicola Zingaretti, ha avuto l’1,6% al Tg1 e l’1,8% al Tg2. Al Tg3 il primo Pd è stato Martina con l’1,5%. Gli spazi di parola dell’informazione Rai sono monopolizzati da Salvini-Conte-Di Maio, un’occupazione che non si era mai vista. Una vera e propria emergenza informativa”.

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