Mentre a sud di Tripoli continua l’offensiva del generale Khalifa Haftar, il premier Giuseppe Conte ribadisce il timore di una “crisi umanitaria” che, ha spiegato nella sua intervista a Il Fatto Quotidiano, rischia di trasformare la Libia “da Paese di transito a Paese di partenza delle migrazioni”. L’Onu segnala “oltre 13.500 sfollati” dall’inizio del conflitto, 10 giorni fa, mentre il portavoce della Guardia costiera libica Ayoup Gassim afferma che “i trafficanti sfrutteranno la battaglia in corso a sud di Tripoli per riprendere il traffico di esseri umani”. Oggi il presidente del Consiglio a Bari ha sottolineato il “serio rischio, concreto rischio, di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare”. “Quando ragioniamo di Libia – ha spiegato Conte – non pensiamo solo alla immigrazione, noi pensiamo anche a pacificare un Paese che è centrale per tutti gli equilibri, del Nord Africa, mediorientali e del Mediterraneo intero, e quindi dell’Unione europea”.

L’Europa lavora per individuare una linea comune nell’affrontare la crisi libica e gli occhi, anche del governo italiano, sono tutti per la Francia. Lo sottolinea il vicepremier Luigi Di Maio, ricordando che “già nel 2011 abbiamo pagato lo scotto di azioni singole in Libia”. Ne parla anche la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, intervista dal Corriere della Sera: “Parigi è un nostro partner e mi aspetto correttezza“. I timori sono quelli di un’ingerenza francese al fianco del generale della Cirenaica contro il premier Al Sarraj, anche se Parigi già venerdì ha smentito ogni forma di ambiguità: “Non siamo mai stati avvisati di un’offensiva su Tripoli che abbiamo condannato sin dal suo inizio”, ha sottolineato il ministero degli Esteri francese. Anche il premier Conte a Il Fatto Quotidiano ha spiegato: “Non ho motivo di pensare che la Francia possa avere interessi differenti dalla stabilità” in Libia.

La crisi libica registra nuovi violenti scontri nella notte tra venerdì e sabato: l’Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar ha conquistato el Azizia, circa 50 km dalla capitale e proseguono i raid aerei. L’obiettivo comune a cui il presidente del Consiglio lavora, a stretto contatto anche con la cancelliera Angela Merkel, è “perseguire una linea comune” nell’ambito dell’Ue ed “evitare che si proceda in modo disordinato“. Il premier Conte, come ha spiegato al Fatto, ha dettato la linea del governo: “Non ripetere gli errori del passato”. Un concetto ribadito dal suo vice Di Maio a Torino: nel 2011 “la Libia è stata destabilizzata e l’Italia ha pagato per 5-6 anni lo scotto più grande di decisioni autonome singole di Stati europei che hanno interferito con le azioni che si stavano portando avanti in Libia. Mi auguro che non ci siano altre influenze europee nello scenario libico”. Parigi è avvisata. “Tra Francia e Italia c’è un’ottima cooperazione e una sana concorrenza – ricorda la ministra Trenta – Ad ogni modo il dossier lo sta seguendo in prima persona il premier Conte, il che mi rassicura“.

Il “non ripetere gli errori del passato” per la titolare della Difesa riguarda infatti anche il governo italiano: “Non servono prove di forza, non serve fare i duri come vedo fare a qualcuno per avere qualche titolo sui giornali. Serve intelligenza, compostezza, dialogo. E serve avere testa, non la testa dura”, ha detto al Corriere della Sera. Il riferimento è a Matteo Salvini? “A chi pensa di giocare in proprio senza rendersi conto della delicatezza del momento. La priorità deve essere quella di tenere in sicurezza il nostro Paese e l’intera area”, ha risposto Trenta. Anche Di Maio intanto sottolinea l’importanza di lavorare “come squadra” e aggiunge: “Non serve che un ministro prenda iniziative e sondi altri Paesi europei”. “Almeno il tema libico non entri in campagna elettorale“, conclude Di Maio. Mentre il premier Conte sempre al Fatto ha ricordato: “Il dossier lo coordino io e farò in modo di evitare iniziative personali”.

Sulla possibilità di inviare nuovi reparti in Libia dopo che gli italiani sono già a Misurata, Trenta risponde: “Per il momento no. E se qualcuno pensa a un intervento militare in Libia, posso già dire che non esiste. Non saranno ripetuti gli errori del passato”, ribadisce anche la ministra. “E non sosterremo alcun ipotetico impegno di altri Paesi. Questo deve essere molto chiaro. Siamo vigili nel monitorare la sicurezza delle nostre aziende, vigili nel coordinare i nostri uomini a Misurata che con l’ospedale da campo offrono sostegno importante alla popolazione locale, ma una Libia bis non esiste“, conclude Trenta.