Khalifa Haftar ha dato l’ordine di attaccare Tripoli, sede del governo gudato da Fayez Al Sarraj e patrocinato dall’Italia. “Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli. Eroi, l’ora è suonata, è venuto il momento” del “nostro appuntamento con della conquista”, afferma il capo delle truppe fedeli al governo di Tobruk e appoggiato da Francia e Russia, secondo un audio postato sulla pagina Facebook del Comando generale del Libyan National Army e riportato da Al Jazeera e dal sito libico Al Wasat.

Fermare l’avanzamento delle truppe per trovare una soluzione condivisa ed evitare nuovi spargimenti di sangue”: è l’appello lanciato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini durante un colloquio telefonico con il vicepremier libico Maitig. I due si sono confrontati sugli ultimi sviluppi, come fa sapere il Viminale. La situazione libica è stata affrontata anche nel corso del G7 di Parigi: Salvini ha chiesto agli altri ministri di operare per la stabilità di Tripoli, sollecitazione che ha poi ribadito al collega francese Castaner nel corso di un incontro bilaterale.

L’escalation arriva a 10 giorni dalla “Conferenza nazionale” di Ghadames che sotto l’egida dell’Onu dovrebbe portare a un accordo per le elezioni . Una scelta, quella di avviare l’offensiva prima dell’importante appuntamento diplomatico, in cui molti osservatori hanno letto l’intenzione del capo militare di conquistare terreno e potere per sedere al tavolo in una posizione di forza. Ma “Non ci può essere una conferenza nazionale in queste circostanze”, ha avvertiti il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una conferenza stampa organizzata nel tardo pomeriggio nella capitale.

“Oggi faremo tremare la terra sotto i piedi dei tiranni che hanno compiuto atti di ingiustizia, aumentando la corruzione nel Paese”, afferma l’uomo forte della Cirenaica, che negli ultimi mesi ha avviato un’ampia operazione militare per conquistare il Fezzan, regione meridionale del Paese, prima di risalire verso nord per accerchiare il rivale Al Sarraj.

Nell’audio, il generale dice fra l’altro: “Colui che depone le armi è salvo. Colui che resta a casa è sicuro. Colui che sventola bandiera bianca è in sicurezza”. Haftar non pronuncia le parole “Operazione per la liberazione di Tripoli”, le quali però sono scritte in giallo su una foto che presenta l’audio e che lo ritrae in divisa mentre fa il saluto militare. La notizia giunge dopo che mercoledì sera le forze di Haftar hanno annunciato che preparavano un’offensiva per “ripulire l’ovest” del Paese, fra cui la capitale Tripoli, “da terroristi e mercenari”.

Il capo delle milizie che difendono Tripoli ha dichiarato a una tv libica che le sue forze sono “pronte” a “respingere qualsiasi attacco” del generale Khalifa Haftar. “Il comandante della zona militare di Tripoli, Abdel Basset Marawan ad Al Ahrar: le nostre forze sono pronte nelle loro postazioni a respingere qualsiasi attacco che arrivi da fuori la città”, riferisce un tweet dell’emittente.

Intanto un tweet del sito Libya Observer riferisce che “scontri fra gruppi armati dell’est e forze della Libia dell’ovest sono scoppiati al posto di blocco di Hira, vicino alla città di montagna di Gharian“, dove le forze legate ad Haftar e quelle di Sarraj si sono affrontate nella notte.

La Libia, piombata nel caos con la caduta della dittatura di Muammar Gheddafi nel 2011, è divisa principalmente fra due autorità rivali: il governo libico di unità nazionale (Gna), guidato dal premier Fayez al-Sarraj, stabilito a fine 2015 in virtù di un accordo patrocinato dall’Onu, vicino all’Italia e basato a Tripoli; e un’autorità rivale stabilita nell’est e controllata dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ethiopian Airlines, il rapporto: “Lo schianto di Addis Adeba non dovuto a errore umano. Boeing riveda il software”

prev
Articolo Successivo

Francia, ritirati dal commercio 13 modelli di protesi al seno per “rischio tumore”. In Italia, ministro Salute chiede parere a Css

next