di Margherita Cavallaro

Con tutto il parlare del magico Congresso Mondiale delle Famiglie, immagino abbiate passato le passate settimane insonni a rigirarvi nel letto, chiedendovi quando avrei finalmente fatto un post sull’argomento. In realtà mi sono presa un po’ di tempo per riprendermi dalla cocente delusione di non essere stata invitata come relatrice, ma penso ora di aver ritrovato calma, dignità e classe. Come diceva il buon vecchio Igor (si pronuncia Aigor): “Se la fortuna ti è contraria e hai mancato te il successo, smetti di fare castelli in aria e vai a piangere sul mh!”.

Parlando seriamente invece, mi sono decisa a scrivere dopo aver avuto una conversazione con un amico che, invece di vedere me, è andato a dare supporto ad un altro suo amico che si era lasciato col ragazzo dopo aver scoperto che costui sembrava si stesse allenando di nascosto per il Campionato Internazionale di Mangiatori di Salsicce. Cercando di dare supporto al mio amico in missione di supporto (un inception di supporto insomma) gli ho detto la classica frase “meglio adesso che più in là, quando magari se l’era sposato e avevano una famiglia”. Ecco, subito dopo aver detto quella frase mi sono fermata un attimo ed ho pensato che era bellissimo fossimo in una nazione dove una frase del genere viene naturale, dove con assoluta tranquillità possiamo pensare ai problemi del matrimonio come tutte le coppie etero.

Qualche giorno dopo ho poi rivisto il documentario Paris is Burning (che dovreste vedere tutti) ed ho improvvisamente fatto caso a come il sogno che tutti inseguivano era, in una misura o nell’altra, essere “normali”, avere accesso a quella realtà che a loro era assolutamente preclusa in quanto gay e/o di colore. Così sono originariamente nati a New York i “balli”: lì i gay potevano essere loro stessi e ciò che avrebbero potuto essere se la società gliel’avesse permesso. Se volevi essere un dirigente, ma eri gay e di colore, nel ballo potevi almeno apparire tale. Se volevi una famiglia con un uomo ed eri gay, la cosa più vicina era apparire come una donna in età da marito. Sembra che stia parlando di una gara di cosplay (e force un po’ lo era), con la differenza che oggi si esprime il sogno irrealizzabile di essere cacciatori di draghi, mentre allora il sogno era avere un lavoro, una relazione stabile, o la sicurezza di andare in giro di giorno senza essere malmenati o uccisi.

Lo stesso principio poi portò alla nascita delle “famiglie” nel mondo gay, perché se hai tredici anni e la tua famiglia ti caccia di casa perché ti vede baciare un ragazzo o provare una gonna, allora le figure genitoriali di cui hai bisogno le trovi altrove, nella comunità che ti accetta così come sei e si prende cura di te. Tutti abbiamo bisogno e ci meritiamo di una famiglia e se quella biologica fallisce, ce la cerchiamo altrove.

Si fa tanto parlare al mondo di quanto fondamentale sia la famiglia (e lo è), eppure per molte persone la famiglia era (e in molti posti ancora è) un miraggio, un sogno irrealizzabile. Vengono fieramente distribuiti feti di gomma perché abortire è distruggere una vita, ma magicamente la peccaminosità dell’atto scompare se la vita che stai distruggendo è quella di un figlio ormai fuori da una vagina.

Si fa un gran parlare di proteggere la famiglia tradizionale, ma nessuno ha ancora avuto la decenza di spiegarmi quale sia questa famiglia. Si riferiscono forse a quelle formate da padre, madre e amanti? A quelle formate da padri assenti e madri analfabete e serve? A quelle in cui il padre scappa a Cuba lasciando soli madre e bambino? A quelle dove la madre divorziata rifiuta le responsabilità e sgancia la prole ai nonni? A quelle dove un uomo e una donna che ormai si odiano crescono figli a pane, urla e risentimento? A quelle in cui il padre stupra la figlia lesbica perché deve imparare a farsi piacere la minchia? Nessuno me lo sa mai spiegare quali siano queste famiglie tradizionali. Mia madre mi ha sempre insegnato che l’importante in una famiglia è volersi bene. Perché allora si fa la guerra a persone che si vogliono bene, cercando di strappare via il nome che altrimenti li definirebbe? Perché si parla di tradizione, ma nessuno mai parla di come certi eventi siano di base anticostituzionali perché discriminano cittadini puntando a privarli di diritti civili (articoli 2 e 29 per voi pigri)?

Dall’altra parte della Manica, invece, si è votato in favore dell’insegnamento nelle scuole di tematiche LGBT e dinamiche familiari inclusive. La fredda, industriale Albione riconosce che una famiglia è fatta da persone che si amano, mentre in Italia (terra romantica e passionale) sembra che le famiglie non debbano essere una questione d’amore, ma di burocrazia, formalità e semantica.

Vi prego, difensori della famiglia, ditemi una cosa: quand’è che avete scordato cosa vuol dire amare?