Ieri mattina a Prato, la mia città, sono comparse svastiche, scritte inneggianti al Duce e minacce varie sui muri delle sedi di Pd, Anpi e museo della Resistenza. Il tutto come simpatico preludio alla manifestazione “nazionale” convocata da Forza Nuova per la celebrazione dei 100 anni dalla nascita dei fasci di combattimento. Inutile dare un eccessivo rilievo alle azioni dei singoli: sfigati sono quelli che manifesteranno, ancora più sfigati quelli che imbrattano i muri. Quello che merita riflessione è invece un certo ammiccamento di un ceto politico che non applaude né condanna, ma che, nella propria propaganda quotidiana, fa leva sugli stessi argomenti che costituiscono la piattaforma della manifestazione. In sostanza il messaggio che ci bombarda ormai quotidianamente è che se sei uomo, italiano, eterosessuale, bianco (e possibilmente calvo/rasato) hai dei diritti in più rispetto al resto dell’umanità, che in qualche modo ti devono essere riconosciuti.

Per fortuna esiste anche un altro mondo: una petizione popolare per bloccare la manifestazione ha già raccolto più di 15mila adesioni e la diocesi ha scritto una bellissima lettera che invita i neofascisti a rimanere a casa propria e a “non banalizzare una coscienza pacifica, pacificata e pacifista che a fatica, dalla Resistenza in poi, si è costruita a Prato”. Il tutto fa ben sperare, è la testimonianza che esiste una resistenza culturale all’indebolimento progressivo dei nostri anticorpi costituzionali.

Utilizzo l’aggettivo “culturale” perché non credo – come immagino molti di voi – che il nostro Paese viva un reale pericolo di ritorno al fascismo. Quel che è certo però è che l’individualismo arrogante, sdoganato e in alcuni casi addirittura promosso da politica e istituzioni sta lentamente erodendo alcuni valori che fino a pochi anni fa ritenevamo condivisi, contribuendo a costruire una società dove finiremo col diventare più soli e incattiviti.

In queste ore Prefetto e Questore si stanno interrogando se vietare o meno la manifestazione. Intendiamoci, pur pensando che sarebbe l’ora che le istituzioni applicassero la Costituzione e cominciassero a vietare queste pagliacciate rievocative, non credo che da questo dipenda il destino dell’universo. Sarebbe però un bel colpo messo a segno da quel mondo che, con pacatezza e garbo, difende la cultura democratica del Paese. Attendo con curiosità.

@lorerocchi

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