“Le Brigate Rosse sono state sconfitte dalla nostra società, dall’unità del nostro popolo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo, a Modena, al convegno organizzato dalla Fondazione Marco Biagi in ricordo del giuslavorista ucciso a Bologna, il 19 marzo di 17 anni fa, dalle nuove Brigate Rosse. “A noi – aggiunge il capo dello Stato – rimane il dovere della memoria, della memoria di chi è rimasto vittima perché impersonava, interpretava, un ruolo di cucitura, di valorizzazione della coesione sociale“. Proprio per questo, sottolinea il presidente, Biagi è stato ucciso dai terroristi:  “Marco Biagi era un uomo di dialogo, era un docente che amava l’insegnamento e il suo rapporto e confronto con gli studenti. Uno studioso che approfondiva i temi della sua disciplina, avvertendo con grande consapevolezza che quell’equilibrio mirabile disegnato dalla nostra Costituzione richiede che ci si preoccupi costantemente di evitare che nascano ferite nella coesione sociale. E intervenire costantemente per sanarle, ridurre le fratture sociali e per rimuoverle”. Per questo, secondo Mattarella, “i brigatisti assassini lo hanno ucciso. Nel loro folle disegno di esasperare le contrapposizioni e le tensioni chi si preoccupava di cucire, di legare, di far crescere la coesione sociale era un ostacolo”. Tra gli altri, il presidente ha ricordato anche Ezio Tarantelli, Massimo d’Antona e Roberto Ruffilli, tutti uccisi dalle Brigate rosse anche se in epoche diverse.

Il capo dello Stato ha sottolineato che “il confronto, la conoscenza e la libera ricerca sono elementi intrinseci fondanti la democrazia“. Mattarella si è ricollegato all’attualità, sottolineando l’importanza dei corpi intermedi: “L’emarginazione delle rappresentanze sociali espone maggiormente i cittadini rendendoli vulnerabili alle insicurezze ed alle paure che inducono alla chiusura in sé stessi”. 

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