Il 26 febbraio il World Wide Web ha compiuto 30 anni, ma non è ancora diventato lo strumento al servizio dell’umanità che il suo inventore aveva sognato. Lo sottolinea lo stesso Tim Berners-Lee in una lettera aperta. Non è la prima volta che il creatore di Internet scende in campo, chiedendo una “Magna Carta per il Web” che sia capace di rendere la sua invenzione qualcosa di realmente utile all’umanità, o scagliandosi contro i troll.

Questa volta l’argomento di cui tratta Berners-Lee è la maturità di Internet, che nonostante l’età anagrafica tarda ad arrivare. Non per pigrizia, ma a causa di una gestione sbilanciata verso il ricavo di utili da parte delle aziende che lo gestiscono. Gestione che porta all’uso improprio dei dati sensibili degli utenti, e ai regolamenti dettati dai confini geografici, per un servizio che invece dovrebbe essere comune a tutti i paesi. Leggi create per regolamentare la privacy e altri aspetti, ma che di fatto secondo Berners-Lee ostacolano uno sviluppo armonico ed omogeneo del Web.

Com’era il World Wide Web nel 1991

 

L’inventore di Internet sogna un mondo in cui i governi mondiali collaborino allo sviluppo di una visione globale di ciò che il Web dovrebbe essere. E in cui gli utenti non siano immaturi, spesso troppo proni a scambiare servizi con la propria privacy e sicurezza. Lo fa ogni giorno chi usa app e servizi “gratis”, perché nulla è gratis: quando non c’è un prezzo, significa che il prezzo è l’utente stesso.

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È facile mettere in archivio il pensiero di Berners-Lee come un ideale d’altri tempi. Certo, nella sua analisi non tiene conto delle componenti economiche, culturali, sociologiche, che di fatto plasmano il suo World Wide Web come specchio concreto della realtà. Intanto quanto accaduto con le elezioni di Trump e la Brexit ha portato un po’ tutti a fare un passo indietro. O forse è un passo avanti verso un Internet migliore.