Il mondo corre dietro alle novità tecnologiche perché ‘il progresso ci porterà avanti’! Ma avanti dove?
di Elena Rizzo
Il mondo intero, sull’onda di un feticismo esasperato per le fantasiose invenzioni tecnologiche che spuntano come funghi, si esalta per lo sviluppo incontrollato dell’AI e per l’avvento dei robot. Notizie fantasmagoriche ci giungono ogni giorno, ogni ora, ogni istante sulle prodezze che la tecnologia è in grado di compiere: il robot che può ballare, camminare per 100 km, il robot che pianifica l’habitat umano del futuro, il robot che riesce a consegnare mille pizze all’ora, il robot che nuota a 300km/h, direi che il messaggio è chiaro: il robot, la macchina, è migliore dell’uomo, e tutti dobbiamo rallegrarcene!
È come se qualcuno ci avesse iscritto a una competizione ingiusta e perversa tra chi ha più diritto ad avere spazio nel mondo del futuro. I titoloni sulle riviste di economia preannunciano con un climax inesorabile l’esito della gara: “Le macchine sostituiranno gli esseri umani nei lavori ripetitivi”, “Il braccio meccanico da solo in sala operatoria”, “I 350 lavori che saranno presto sostituiti dai robot”, e ogni notizia si conclude con la stessa frase, quella che ci indica quale reazione avere davanti a questo cambiamento: “Il progresso non si può fermare!”.
Bisogna correre, innovare e cambiare la società velocemente, non c’è tempo da perdere, per ridurre i consumi e aumentare i profitti! La Cina ha lanciato sul mercato gli umanoidi che fanno la spesa, gli Usa sono ormai pronti a dispiegare eserciti di soldati robot, Israele lancia i robot bomba su Gaza, e noi non possiamo essere da meno ovviamente.
Quindi è così, il destino dell’umanità è già scritto dagli interessi economici, a nessuno sembra importare delle implicazioni etiche della tecnologia, perché tutti sono troppo impegnati ad esaltarne i miracoli.
“Disciplinare la tecnologia è difficile, perché il progresso corre più veloce della legge” dice qualcuno. Ma perché dev’essere così? Perché non può nascere un organismo strutturato a livello mondiale o quantomeno comunitario, una sorta di nuova Onu per la tecnologia, che con regole ben precise valuta e disciplina i prodotti tech, ancor prima che entrino sul mercato, garantendone la compatibilità con la democrazia e con un degno futuro dell’uomo sul pianeta?
Perché bisogna per forza andare in quella direzione? Perché gli interessi economici di governi e multinazionali valgono più di quelli dei cittadini? Perché il progresso è solo o per la maggior parte ridotto allo sviluppo tecnologico? Perché una tecnologia quasi onnipotente viene ancora ritenuta neutra e chi solleva dubbi etici viene subito bollato come complottista? Perché come cittadini di un paese democratico, che dovrebbe mettere i diritti dell’essere umano al primo posto, dobbiamo accettare passivamente certe decisioni, senza che nessuno abbia chiesto il nostro parere, senza che la nostra voce conti mai veramente qualcosa, senza che nessuno ci spieghi come andrà da ora in avanti?
Sappiamo solo che è così, e se non siamo d’accordo dev’essere perché siamo ignoranti e abbiamo paura del progresso, come le persone del passato avevano paura della macchina da cucire o da scrivere oppure dell’aratro o del trattore…
Allora sì, sono ignorante! Perché sinceramente non capisco la necessità di automatizzare tutto. Abbiamo davvero bisogno di tutta questa tecnologia? Abbiamo davvero bisogno di tutto questo profitto? Ci porterà davvero “avanti”? E avanti dove? Che società abiteremo? Investire nel capitale umano significa essere arretrati? Siamo ormai un modello obsoleto e ci prepariamo a sviluppare la nuova razza che abiterà il pianeta?
Nel dibattito sulla tecnologia non c’è quasi nessuno che parla di ciò che succederà alla dimensione umana, nessuno che informi e coinvolga noi cittadini nelle decisioni da prendere, l’unica informazione che abbiamo è la propaganda delle big tech. Quindi non ci resta che sederci e attendere il futuro… ma il futuro di chi?