di Alexis Bonazzi 

Mimosa? Sì grazie, un drink ci vuole proprio. Festeggerò la festa della Donna? Questo post vuole essere un Tributo a tutte le donne. Tutte! Anche a me, perché anche io sono una Donna, con tutte le implicazioni del caso. Anche se la mia carta d’identità dice un’altra cosa. Anche se io uomo non mi ci sono mai sentita e non saprei proprio spiegare cosa vuol dire esserlo.

La società moderna ha bisogno di avere la certezza che io viva la mia vita con un’etichetta addosso che dice: “Uomo, etero”. L’umanità trascende le etichette, quindi vorrei porre una domanda a tutti voi: cosa vuole dire essere “donna” o “uomo”? Non lo so. So che all’anagrafe ho un altro nome che ho faticato anni per accettare. Sono cresciuta in una casa con genitori che non hanno mai fatto un problema del mio sfilare con i tacchi di mamma nel corridoio di casa, o se mi infilavo i costumi del mare di mia sorella, oppure quando giocavo con le bambole assieme alla figlia dei vicini di casa. Di questo sono grata a mamma e papà. Con il passare degli anni il sentimento di disagio cresceva e mi faceva sentire come un ingranaggio di un orologio che ha un dente in più e non gira come dovrebbe, ma con chi parlare? Con chi confidarsi? Non mi piaceva il pensiero di venire additato come gay in una società dove, purtroppo, il termine ancora viene utilizzato come epiteto dispregiativo.

Allora cos’ero? Non trovavo l’etichetta giusta da appiccicarmi in fronte. Solo trasferendomi a Londra nel 2011 la mia percezione del mondo è cambiata e, assieme, è cambiato il modo di vedermi allo specchio, liberandomi dal passato, lasciando andare il mio vecchio guscio e abbracciando Alexis. Al contrario di molte storie di coming out trans, il mio è stato benvenuto da mia madre e sono quasi sicura che se mio padre fosse stato ancora vivo non avrebbe poi obiettato. Quel giorno mia madre mi disse: “Finalmente me lo dici. Adesso sappi però che la tua strada va tutta in salita”. Questo perché essere donne è una fatica incredibile, soprattutto in Italia dove se manifesti pubblicamente il tuo dissenso vieni messa alla gogna mediatica dal ministro dell’Interno. Seriamente, c’è poco da stare allegre in questo paese delle meraviglie dove te ne devi andare per far carriera, se sei emancipata sei una puttana o una cagna, se hai un fidanzato di colore è perché ti piace il cazzo, se hai un minimo di empatia per il tuo prossimo sei una buonista, se ti violentano era una ragazzata e te la sei andata a cercare.

Festeggerò la festa della donna ricordando a tutte noi che ancora oggi il diritto fondamentale di abortire in sicurezza è sì sancito dall’ordinamento, ma è difficilmente usufruibile in quanto i medici obiettori di coscienza sono una percentuale altissima (93% in Molise, 67% Piemonte), mentre le fortunate (bella fortuna, eh?) che riescono ad abortire legalmente sono costantemente sotto attacco da parte di politici e conservatori, che con una mano innalzano la donna a protettrice del focolare e mamma sforna-figli e con l’altra cercano di togliere alle donne il potere di decidere sul loro corpo e non mettono in condizione le famiglie con figli di sopravvivere con dignità. Abortire non è mai una scelta leggera e a queste donne va tutta la mia solidarietà e rispetto.

Festeggerò la festa della donna ricordando tutte le trans che giornalmente vengono maltrattate e sfruttate sessualmente, vittime dello stesso odio che uccide le donne. La violenza di genere ci accomuna e ci rende sorelle in una lotta dei sessi che va avanti da millenni e che dobbiamo a tutti i costi fermare, perché la lista di vittime si allunga ogni giorno di più ed ogni minuto è prezioso. La fatica dell’essere donne ci accomuna e non aiuta il continuo attacco che la comunità trans riceve da femministe radicaliste e altri gruppi.

Credetemi quando dico che non mi sono svegliata al mattino decidendo di cambiare sesso: questa è una leggenda che viene raccontata per istigare paura e diffidenza nei nostri confronti. Ogni giorno è una battaglia per affermare la nostra identità, ogni giorno è una guerra per poter andare in bagno a fare pipì (!!!) con il timore di essere vista e additata come una predatrice sessuale! For God Sake! Avessi voluto spiare qualcuna in bagno mi sarebbe bastato andare su Internet! Voglio però concludere con una speranza e dico che bisogna festeggiare l’8 di marzo perché segnali positivi stanno arrivando con movimenti come “Non una di meno”, “#Metoo” e le sorelle di “Cagne sciolte” che danno voce a chi non aveva trovato il coraggio fino ad ora. Segnali incoraggianti sono arrivati con un numero record di donne entrare nei palazzi del potere negli Usa a novembre e spero che l’Italia non si faccia lasciare indietro.

Quindi festeggiamo! Ma questo mimosa arriva, sì o no???

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

8 marzo e i numeri sulla disparità salariale: più le donne sono istruite più sono penalizzate

prev
Articolo Successivo

8 marzo, così le battaglie per la parità di genere possono cambiare l’Europa (e i Parlamenti)

next