Decine di migliaia di euro da restituire all’Agenzia delle Entrate, nonostante una legge gli assicurasse uno “sconto” sulle tasse una volta rientrati in Italia. Tredici scienziati e ricercatori tornati dall’estero con la promessa di importanti agevolazioni fiscali da parte dello Stato hanno inviato una lettera al viceministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, in cui denunciano la situazione. A riportarlo è Repubblica. “Per alcuni di noi – scrivono – le richieste di rimborso e sanzioni potrebbero superare i 100mila euro, distruggendo i progetti di casa e famiglia costruiti con sacrificio negli anni” scrivono.

La norma che assicurava lo sconto fiscale è il decreto legge 78/2010 che abbatteva al 10% la base imponibile. Ma negli ultimi mesi l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a svolgere accertamenti su diversi ricercatori che avevano goduto di quella norma: secondo l’amministrazione tributaria, per beneficiarne serviva l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) nonostante la stessa Agenzia delle Entrate, rispondendo nel 2010 alla domanda di un contribuente, avesse ritenuto sufficiente la residenza fiscale nel Paese straniero. E ai “cervelli” che non erano iscritti all’Aire ma avevano usufruito della norma il Fisco chiede di saldare il conto.

A Michele De Gennaro – “ingegnere esperto in auto con ridotte emissioni di anidride carbonica” che ha poi deciso di tornare all’estero, precisa ancora Repubblica – è stato chiesto di saldare un conto da 20.998,21 euro. Per Andrea Listorti, invece, la cifra arriva quasi a 45mila. “Eppure nel 2012, quando tornai dalla Gran Bretagna, ricevetti la lettera di accettazione dell’Agenzia delle Entrate”, spiega al quotidiano “l’esperto di nuovi materiali per i pannelli solari all’università del Salento”. Nella lettera i ricercatori denunciano anche la strategia in ordine sparso delle agenzie del Fisco. “Alcune – spiegano hanno applicato la norma sul rientro dei lavoratori anziché quella sul rientro dei cervelli”, “altre hanno richiesto di pagare la somma completa seppur riconoscendo la non punibilità e quindi annullando le sanzioni”. Ma ci sono anche agenzie che “richiedono Irpef, interessi e sanzioni piene”.

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