Se le api muoiono ci deve essere una causa. E se la moria avviene vicino a campi coltivati a mais durante il periodo della semina, diventa forte il sospetto che le sostanze chimiche impiegate dagli agricoltori siano all’origine del fenomeno. È partendo da questa ipotesi che il pubblico ministero udinese Viviana Del Tedesco ha cercato le prove dell’inquinamento ambientale nelle campagne friulane. E con l’aiuto delle analisi effettuate all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che ha sede a Legnaro, in Veneto, ha scoperto che nei resti delle api morte, nei favi e perfino nel miele erano presenti forti dosi di una sostanza che dovrebbe essere maneggiata con cura. Anzi, con molta cura, per evitare dispersioni di polveri nell’ambiente e quindi contaminazione delle culture e danni alla fauna.

Si tratta del Mesurol 500 FS, composto dal principio attivo Methiocarb, che viene prodotto da Bayer AG Crop Science. Non è una sostanza illegale, ma la sua tossicità richiede il rispetto di avvertenze rigide. Con il sospetto di non averlo fatto, sono finiti sotto inchiesta più di quattrocento agricoltori e circa 250 fondi agricoli hanno subito il sequestro preventivo. La misura è stata concessa da alcuni gip del Tribunale di Udine, dopo aver esaminato la richiesta del Pm. L’indagine è composta di sette filoni, corrispondenti ad altrettante aree territoriali dove si è verificata la moria delle api, causata dal Mesurol usato per il mais.

Un anno fa alcune decine di agricoltori erano stati indagati per aver utilizzato neonicotinoidi, proibiti anche da norme europee. Avevano preferito patteggiare pene di qualche mese, che riguardavano anche l’accusa riguardante il Mesurol. Quando gli uomini del Corpo Forestale e del Noe nel 2018 avevano sequestrato i fondi agricoli, avevano scoperto che in molte aziende veniva usata questa sostanza, ma senza tenere conto delle limitazioni imposte dalla legge.

Il Mesurol 500 FS, secondo la pubblicità della Bayer, “permette di prevenire i danni da predazione del seme ad opera di fagiani, piccioni, corvidi”. In realtà viene usato come antiparassitario. La multinazionale sembra essere in una botte di ferro, perché indica quali sono le precauzioni da adottare per non causare danni all’ambiente e, in particolare, per non causare la morte delle api. Prima regola: “Non seminare quando le api sono in attività”, ovvero nei periodi di impollinazione e di giorno, quando volano di fiore in fiore. Seconda regola: “Minimizzare la dispersione delle polveri”, non seminando in giornate ventose, usando seminatrici pneumatiche con deflettori per indirizzare la polvere a terra. Terza regola: usare seminatrici di precisione “dotate di sistemi che garantiscano l’immediata incorporazione del seme nel terreno”.

Gli investigatori hanno preso le mosse da 11 alveari, segnalati dagli apicultori dopo le morie, tutti in provincia di Udine. In certi casi, la popolazione di un alveare era scesa da 60 mila a 10-20 mila api per arnia. Erano collocati nelle zone agricole di Moruzzo, Plasencis di Fagagna, Faugnacco di Martignacco, Nogaredo di Prato, San Odorico di Flaibano, San Marco di Basiliano, Lavia Ferrovia di Basiliano, Villanova di San Daniele del Friuli. Siccome le api hanno un raggio di azione di tre chilometri a partire dagli alveari, la distanza è stata prudenzialmente dimezzata a un chilometro e mezzo, per individuare le aree dove le api avrebbero assunto le sostanze letali. Mentre dai laboratori veniva la conferma della presenza di Mesurol negli alveari (ma solo in 7 su 11), sono stati identificati i proprietari dei terreni e i gestori dell’attività agricola. Si è così arrivati agli oltre quattrocento indagati, molti dei quali percepiscono anche i finanziamenti pubblici Pac, contributi europei per l’agricoltura erogati dalle Regioni. Le notifiche dei decreti di sequestro di circa duecento fondi sono in corso e richiederanno parecchi giorni.

Ma non c’è solo Mesurol. Dai rapporti emerge, secondo l’accusa, “la presenza di ulteriori principi attivi, ossia Fluvalinate e Tefluthrin, insetticidi piretroidi a loro volta particolarmente tossici per le api e Pendimenthalin, erbicida”. Ma si può sostenere che esista inquinamento ambientale anche se un prodotto è lecito, come il Mesurol? Procura e gip sono d’accordo: “Il contenuto autorizzativo, nell’ambito del quale l’utilizzo della sostanza può ritenersi lecita, è costituito da tutto ciò che la scheda tecnica contempla. Seminare in primavera, di giorno, quando le api bottinatrici sono in piena attività e usare seminatrici che non sono attrezzate per evitare la dispersione delle polveri significa andare oltre il limite autorizzato. Tutto ciò che non è autorizzato è ‘abusivo’”.

La fauna falcidiata dalla chimica non è composta solo dalle api da allevamento. Quasi impossibile è l’analisi su pronubi selvatici (bombi e api selvatiche), ma le osservazioni avrebbero confermato la scomparsa di imenotteri, lepidotteri, coleotteri e ditteri, come farfalle, cervi volanti, mosche, luccile, maggiolini e coccinelle.

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