L’incarico per la mappatura dei settori più a rischio corruzione era irregolare. Non era stato assegnato a uno dei tanti dipendenti, come la legge chiede di fare, né era stato assegnato all’esterno dopo le verifiche e dopo una selezione, ma era stato affidato direttamente a un professionista e poi regolamentato con un atto ad hoc. Per questa ragione due dirigenti della Regione Piemonte sono accusati di aver provocato un danno alle casse pubbliche e sono stati chiamati a risarcire. Uno di loro ha subito saldato la sua parte, mentre il secondo andrà a processo.

Il 25 maggio 2015 due dirigenti della Regione guidata da Sergio Chiamparino, il capo del gabinetto Luciano Conterno e il responsabile delle risorse finanziarie Giovanni Lepri, hanno firmato una delibera dirigenziale per affidare l’incarico di mappare i rischi di corruzione per permettere una rotazione degli incarichi dirigenziali. Secondo loro questa attività “prevede il possesso di conoscenze ed esperienze specifiche in materia di metodologie di analisi del rischio” e di conseguenza “una consolidata esperienza specialistica in materia” che “eccedono le competenze ordinarie attualmente detenute in riferimento alle funzioni istituzionali dell’Ente”, cioè non erano state trovate tra i dipendenti regionali. Inoltre secondo loro c’era una “assoluta urgenza”, perché bisognava terminare i lavori in tempi brevi. Per questo, avevano affidato un incarico da 32mila euro a un professore esperto in materia di anticorruzione. Tre giorni dopo, inoltre, hanno firmato una nuova delibera che aumentava di seimila euro il compenso.

I due atti sono stati vagliati dalla sezione di controllo della Corte dei conti e dall’Autorità nazionale anticorruzione. Le due organizzazioni hanno trovato l’incarico illegittimo. Da una parte la legge Severino impone che il piano anticorruzione (e i suoi aggiornamenti) siano svolti soltanto dall’amministrazione, invece questo lavoro è stato affidato a una figura esterna scelta senza fare un’appropriata ricognizione all’interno della Regione e senza una selezione aperta all’esterno (c’era il tempo per farla, sostengono i giudici). Inoltre la sezione di controllo della Corte dei conti ha notato anche che nella delibera firmata il 26 maggio il termine della consegna dei lavori era fissata per il giorno precedente: il conferimento dell’incarico “di fatto è intervenuto altresì in sanatoria rispetto alla prestazione che era ormai in corso di espletamento se non del tutto già esaurita”.

La questione è stata quindi inviata alla procura regionale guidata da Giancarlo Astegiano. Qui la pm Alessandra Olesina ha contestato a Conterno e a Lepri un danno erariale di 38mila euro circa, pari ai compensi del professore. Di fronte a questa contestazione, il direttore delle Risorse finanziarie ha deciso di ricorrere al rito abbreviato e ha pagato settemila euro circa. Il capo di gabinetto, Conterno, ha invece deciso di affrontare il processo che inizierà a maggio. A quel punto la sezione giurisdizionale della Corte dei conti, presieduta da Cinthia Pinotti, dovrà decidere nel merito sulla questione già bocciata da Anac e dai colleghi.

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