Enrico Letta alle primarie del Partito democratico ha scelto Nicola Zingaretti. E a due giorni dal suo voto nel quartiere Testaccio di Roma è pronto a iscriversi nuovamente al partito: “Dopo cinque anni è arrivato il momento di riprendere la tessera del Pd”, ha annunciato in un’intervista a Repubblica. “Vedo un progetto chiaro e autonomo per il governo del Paese”, spiega Letta, elencando cosa servirà al Pd per non fallire di nuovo se e quando tornerà a Palazzo Chigi: “Servono anticorpi contro l’arroganza. Il Pd non deve più essere il partito antipatico“. Il pensiero corre ovviamente a Matteo Renzi, il suo successore al governo dopo il famoso “Enrico stai sereno” del febbraio 2014. “Renzi dice che non supero il rancore? La cosa più ridicola sarebbe sciupare un momento così bello riaprendo capitoli che per fortuna sono chiusi“, risponde Letta.

“Il valore di queste primarie è doppio, perché sono state uno straordinario successo di partecipazione nonostante una campagna che non è stata al centro del dibattito politico”, sostiene l’ex premier nella sua intervista a Repubblica. Per Letta “la luna di miele della maggioranza con l’elettorato è finita” e quindi il Pd si deve prepare a una nuova stagione senza pensare a delle “scorciatoie” per tornare al governo. “Zingaretti non ha bisogno dei miei consigli, ma mi sento di dirgli questo – afferma –  al Pd è stata concessa una occasione vera. Gli è stato chiesto di salvare il Paese, non di esercitarsi in tatticismi di piccolo cabotaggio”.

Il Pd ideale di Letta “deve deve essere sempre più movimento, filo conduttore. Cercando magari di evitare gli autogol” come “sul tema dell’autonomia delle Regioni, fin qui gestito con un tana liberi tutti”. E un partito che sappia “ragionare con tutte le forze disponibili a combattere questo governo e costruire una alternativa“, al di là dell’astio dei renziani verso una riapertura ai fuoriusciti. In questa nuova era che Zingaretti potrebbe cominciare, Letta vede “la potenzialità di un partito forte e generoso“. Tanto che anche “le prime parole di Renzi sono state intelligenti e incoraggianti. Mi è sembrato costruttivo. E se lo dico io…”.

L’ex premier dopo la battuta su Twitter e la risposta di Renzi – “vive di rancore del passato” – evita di continuare la polemica: “Avrei tante cose da dire, ma la cosa più ridicola sarebbe sciupare un momento così bello riaprendo capitoli che per fortuna sono chiusi”. Però, chiudendo la sua intervista a Repubblica, Letta torna a sottolineare un concetto che implicitamente parla anche al suo successore a Palazzo Chigi: “Servono anticorpi contro l’arroganza. Il Pd non deve più essere il partito così antipatico e respingente da spingere la gente a votare il M5s“.

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