Quando ha cominciato a morire la sinistra? Quando il più grande partito comunista d’Occidente è stato archiviato? O quando i governi di centrosinistra sono stati affossati? Oppure quando i lavoratori sono stati abbandonati e non hanno più trovato chi li rappresentava? Quanto hanno pesato nel processo di inesorabile dispersione dei voti le lotte fratricide e l’irresistibile tentazione di dividersi? Alla vigilia di un congresso decisivo, il Pd sceglierà di aprire un dialogo con i Cinque Stelle o con un centro sempre più influente, nella direzione di Larghe intese già sperimentate?

Abbiamo cercato le risposte sul futuro insieme ai protagonisti di un passato vicino, eppure così lontano: una confessione amara, struggente a tratti piena d’insperata fiducia nel futuro

C’era una volta e forse c’è ancora. La sinistra è morta o è soltanto in cerca d’autore? Questa storia comincia a Bologna in un freddo giorno di novembre del 1989. Il secolo breve sta per chiudersi e il segretario del Partito comunista italiano, Achille Occhetto, annuncia la Svolta. E’ più di un metamorfosi, è la scomparsa della chiesa dentro cui milioni di persone si sentivano a casa. Tutto cambia – tra le lacrime e le discussioni di una stagione congressuale oggi impensabile – e inizia la stagione della sinistra di Governo. Le alleanze con la Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti sono troppo fragili. Succede in questi anni qualcosa di epocale: un ex comunista, Massimo D’Alema, diventa presidente del Consiglio. Per molti lustri sarà lui a segnare le sorti, non sempre fauste, dei diversi partiti che si avvicendano a sinistra. Fino al Pd, oggi chiamato a grandi scelte, dopo la rottamazione di alcuni dei suoi più importanti leader. Come Pierluigi Bersani, l’uomo che nel 2013, constata la nascita del tripolarismo, per primo cercò un terreno di dialogo con i Cinque Stelle. Tra veleni, retroscena e rivelazioni una grande storia (anche d’amore) dalla viva voce dei protagonisti, intervistati da Antonio Padellaro e Silvia Truzzi

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