Nel mondo sempre connesso nel quale viviamo, raramente si è capaci di fare connessioni, perché l’immiserimento culturale genera una visione piatta, semplificata e uniforme della realtà. Quindi sarà difficile percepire il filo che lega alcuni avvenimenti, ma purtroppo quel filo esiste: c’è un legame tra lo “scherzo” al calciatore, il sondaggio lanciato dal più importante quotidiano veneto sull’istituzione dell’albo delle prostitute e il prossimo Congresso mondiale delle famiglie, previsto a fine marzo a Verona.

Fatta eccezione per il sito di Lettera donna e alcune pagine social individuali, la stampa mainstream e il favoloso mondo social hanno già archiviato l’inquietante servizio de Le Iene andato in onda su Italia 1 come, appunto, uno scherzo, la “divertente” trappola tesagli dalla trasmissione e dalla moglie per mostrare quanto sia geloso. Mentre lui si preoccupa, a “scherzo” svelato, di non avere fatto puzzette a casa, nessun imbarazzo né vergogna sono pervenuti dal 27enne circa:

1. il turpiloquio davanti a uno dei bambini (sì, è padre);
2. lo schiaffo (non fortissimo!) alla moglie;
3. la punizione a lei riservata (dormire sul divano) per volere fare un provino, infrangendo l’ordine di non lavorare;
4. i calci sferrati a vari uomini complici dello scherzo nel presunto studio del regista.

Si tratta di “scene da un matrimonio”, signore e signori: i due sono una giovane famiglia italiana, modello d’amore e di regolarità, il che comporta come corollario la preoccupazione dello studio, nella parte finale dello “scherzo”, per l’incolumità dell’amata. Prima che la moglie entri in scena dopo la furia scalciante del marito, più di una volta il regista dice chiaramente “proteggetela”.

Ora, anche ammettendo che tutto questo sia costruito a tavolino e sia simulato, il messaggio che passa non è forse inquietante? Diamine, in famiglia l’amore non è bello se non è litigarello, giusto? E un uomo innamorato se non è geloso, ovvero se non proibisce, alza le mani, tira calci e urla davanti ai figli non è un uomo innamorato, giusto? Infatti, recuperata la calma, il paladino di migliaia di tifosi abbraccia la moglie e sentenzia che sì, di lei si fida, ma non degli uomini.

Tutto a posto. E qui parte l’altra connessione. Il vero uomo è, oltre che geloso, anche cacciatore, quindi nella sua natura c’è l’istinto sessuale esorbitante che chiede sfogo adeguato. Questo purtroppo non sempre è esigibile nella sacra famiglia (non dobbiamo dimenticare che per i fondamentalisti cattolici il matrimonio è remedium concupiscentiae), così ecco che entra in scena “il mestiere più antico del mondo”.

Un vero uomo, geloso, aggressivo il giusto, che in famiglia non trova il ristoro sessuale che gli si confà necessita, accanto alla moglie, l’affianco della prostituta. È normale. Intanto perché un po’ tutte le donne sono puttane, tranne (forse) la mamma e le sorelle – ma su questo non c’è unanime consenso – e poi perché altrimenti non si saprebbe cosa regalare ai figli per il 18esimo, in molti centri urbani del Belpaese.

Però, che diamine, visto che siamo giudiziosi padri di famiglia e cittadini che pagano le tasse, come mai le puttane non fanno la ricevuta fiscale a fine servizio? Ecco quindi la terza connessione. Le virtuose organizzazioni – e di certo anche istituzioni – che stanno concorrendo alla costruzione dell’evento mondiale delle famiglie nella cattolicissima Verona stanno ragionando, attraverso i loro rappresentanti al governo, sulla reintroduzione in Italia dei bordelli, sul modello tedesco o svizzero, in modo che le casse dello Stato abbiano un nuovo e ingente gettito, visto che si calcola che la spesa dei clienti faccia girare l’economia italiana per circa 25 miliardi di euro annui.

Il Gazzettino lancia solertemente il sondaggio sull’istituzione dell’albo professionale per le prostitute, e c’è chi parla di regolari licenze da istituire, così da far stare tranquilli i clienti, non sia mai che si possa incorrere in una evasora nell’operoso Paese di santi, poeti, navigatori e puttanieri. Allo studio anche corsi professionali da proporre alle famiglie per le figlie, così come ipotizzato in un video prodotto in Francia, da proporre ai dirigenti scolastici per arricchire l’offerta didattica delle loro scuole e renderle così molto più competitive. Un aiutino al governo, che sta alacremente studiando come smantellare la legge Merlin, viene dal sito di Resistenza femminista, che ha provato a stilare un modello di regolamentazione della prostituzione come una qualunque abilitazione già in corso, che in questo caso diventa abilitazione all’esercizio prostitutorio.

Un esempio: se si prende il modello della licenza di caccia e si cambia la natura dell’abilitazione, ecco come verrebbe il primo articolo: ”L’abilitazione all’esercizio prostitutorio, necessaria per richiedere la licenza di utilizzare donne a pagamento a scopo di godimento sessuale, si consegue a seguito di esami pubblici dinnanzi ad apposita commissione nominata dalla Regione in ciascun capoluogo di provincia. Esso viene sostenuto per il primo rilascio e in caso di revoca della licenza”. Ci si augura che un gruppo di lavoro su questo importante tema sia attivato al più presto, tra i fautori del ripristino dei bordelli dentro e fuori il Parlamento, e che se ne discuta anche a Verona, of course.

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