Indagato, ai domiciliari per due mesi, considerato dal giudice per le indagini preliminari il deus ex machina della “distorsione istituzionale” nel mondo della sanità lucana e capace di “imporre i suoi placet” in caso di rielezione. Prima che emergessero le accuse della procura di Matera, il Pd lo voleva nuovamente presidente della Regione e nulla è cambiato anche di fronte alla ricostruzione dei pubblici ministeri: il Partito Democratico sceglie Marcello Pittella come candidato governatore in Basilicata per le elezioni del prossimo 24 marzo. Ma lui, dopo mesi da presidente sospeso per effetto della legge Severino, rinuncia all’investitura arrivata dai vertici regionali – nel silenzio di via del Nazareno – e da PsiRealtà Italia (Progetto Popolare) e Verdi. Così il candidato-sostituto sarà il farmacista Carlo Trerotola, preferito a Rocco Colangelo, già più volte assessore ed ex direttore generale della Regione.

Le accuse dividono il centrosinistra
Il passo indietro (o di lato) di Pittella è stato una questione di necessità: il suo nome è diventato divisivo nel partito ed esiste un’area critica tra i dem che non avrebbe appoggiato la candidatura a governatore. Oltre a creare una frattura insanabile con Leu-Mdp di Roberto Speranza, che in Basilicata vale il 6%, indisponibile ad appoggiare il presidente uscente, travolto a luglio 2018 dall’inchiesta sulla sanità e i concorsi truccati che portò a 30 misure di custodia cautelare, compresa quella di Pittella, accusato di abuso d’ufficio e concorso in falso.

“Nulla si muove senza il suo diktat”, diceva il gip
Così a poche ore dal termine per presentare le candidature, il centrosinistra per ricompattarsi deve ripiegare su una soluzione in extremis nella sfida ad Antonio Mattia (M5s) e al generale Vito Bardi (centrodestra) per la poltrona che fu di Pittella (che sarà comunque della partita, ma come candidato consigliere probabilmente a capo di una sua lista) e che con ogni probabilità avrebbe occupato nuovamente se la procura materana, lo scorso luglio, non avesse richiesto – ottenendoli dal gip Angela Rosa Nettis – gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lucana e i concorsi truccati. Era il deus ex machina della “distorsione istituzionale”, aveva sostenuto il gip, avvertendo sul rischio di una reiterazione di “favori” e “imposizione dei suoi placet” in caso di ricandidatura “ai suoi accoliti pur di consolidare il suo bacino clientelare, potendo contare su appoggi locali, in uno scambio di utilità vicendevoli”. Nulla, sosteneva sempre la giudice per le indagini preliminari, “si muove senza il suo diktat“.

La difesa del Pd e la ricandidatura
Il Pd lucano, guidato da Mario Polese, in questi mesi ha sempre difeso Pittella dalle accuse. I detrattori dicono che il partito e Pittella abbiano anche tergiversato a lungo per rimandare la data delle elezioni (si sarebbe dovuto votare a novembre e comunque non oltre il 20 gennaio 2019). E quindi l’investitura degli scorsi giorni è parso lo sbocco naturale. Una decisione giunta “al termine del percorso di confronto e di interlocuzione politica al proprio interno e all’esterno con forze civiche e personalità di spicco della società civile” e “alla luce di un profondo percorso programmatico”, hanno scritto i sostenitori dell’ex governatore in una nota. Le quattro forze politiche hanno chiesto la sua “disponibilità a guidare una coalizione, la più ampia possibile, con l’auspicio di rappresentare tutte le anime e le sensibilità politiche che tradizionalmente hanno dato vita alla grande tradizione del centrosinistra lucano” con l’obiettivo di “salvaguardare la Basilicata dalle derive populiste e sovraniste che stanno purtroppo minando il futuro del Paese”.

La volata di Trerotola su Colangelo
Ma Pittella non ha fiatato, dopo aver mandato avanti il partito. La reazione delle altre anime del centrosinistra è stata gelida: proprio il suo nome rende impossibile una coalizione e, senza unità, la Basilicata può finire nelle mani di Bardi o Mattia. I risultati delle elezioni in Abruzzo, del resto, hanno fatto capire al Pd che con il supporto delle aree prossime ai dem si può competere. Quindi la decisione del passo di lato: rinuncia alla candidatura a governatore, ci sarà come candidato consigliere. Ed ecco quindi emergere la possibile candidatura dell’ex assessore Colangelo, poi tramontata in favore del farmacista Carlo Trerotola, nome di rottura, una persona mai impegnata in politica che sarebbe stata indicata dalla stesso Pittella. Con Colangelo ci sarebbe un salto nella Prima Repubblica: è un ex craxiano, più volte assessore e già direttore generale della Regione. Insomma, la sublimazione del percorso che ha portato il Pd lucano a ritrovarsi a poche ore dalla prima scadenza elettorale senza un piano definito.

Le non dimissioni e il primo rinvio
Tutto l’iter verso le Regionali sembrava essere stato costruito per permettere a Pittella di esserci, rimescolando i pronostici, dopo che i domiciliari decisi a luglio 2018 avevano rallentato la sua amministrazione. In quel momento, l’assemblea regionale dem ha già dato il via libera alla corsa di Pittella per il secondo mandato. Lui non si dimette, così la Basilicata resta nella mani di Flavia Franconi, presidente facente funzioni. In teoria, la data delle elezioni è già fissata a novembre. Ad agosto però rispunta dal cassetto e viene approvata una proposta di legge elettorale che tenga conto delle quote rosa in un regione con un Consiglio composto da soli uomini. C’è il rischio che venga impugnata nei due mesi successivi e quindi le urne slittano.

“Si voti a maggio”, ma il Tar dice no
La Cassazione intanto dà parzialmente ragione a Pittella sugli arresti domiciliari, ma il Tribunale del Riesame impone l’obbligo di restare lontano da Potenza perché non ha dato le dimissioni. In teoria bisognerebbe votare entro il 20 gennaio, che sarebbe il termine massimo previsto dalla legge. Il 19 gennaio, però, c’è l’inaugurazione di Matera 2019 e tutte le luci sono puntate sulla Basilicata. “Troppi rischi per l’ordine pubblico e problemi logistici”, è l’allarme lanciato a novembre. Una preoccupazione raffreddata dallo stesso ministero dell’Interno. Ma i gruppi di maggioranza provano comunque ad allungare i tempi, gettando la palla molto più in là: “Si voti il 26 maggio”, chiedono i consiglieri del Pd, la lista Pittella Presidente, il Psi e il gruppo Misto. A loro avviso, per la legge sulla spending review del 2011, è necessario accorpare Regionali ed Europee. Abruzzo e Sardegna hanno scelto un’altra strada, il Movimento Cinque Stelle fa ricorso al Tar e il 10 gennaio i giudici amministrativi danno ragione ai pentastellati. Il dato è tratto: la legislatura è scaduta da un pezzo, bisogna votare il prima possibile. Il Pd si affretta a indire le primarie per scegliere il candidato.

Le dimissioni di Pittella
Undici giorni dopo la sentenza, Franconi firma il decreto che fissa le elezioni: le urne saranno aperte il 24 marzo. E a 72 ore di distanza Pittella si dimette dopo oltre 6 mesi da presidente sospeso presentandosi da ormai ex governatore davanti ai magistrati che dovranno esprimersi sulla sua libertà. Gli ostacoli sono venuti meno e il 30 gennaio il giudice per l’udienza preliminare revoca il divieto di dimora a Potenza. Nel frattempo, l’ipotesi di far scegliere agli elettori il candidato a governatore tramonta. L’ex presidente è libero, non rischia la sospensione immediata per effetto della legge Severino in caso di rielezione e inizia a concretizzarsi l’ipotesi della sua ricandidatura, mentre da Roma il partito nicchia, tra un “devono decidere i vertici regionali” sillabato da Maurizio Martina e un no di Nicola Zingaretti.

Gianni sconfitto, Marcello al palo: il declino della dinasty
Ma i problemi sono interni: il ‘dissidente’ dem Piero Lacorazza lancia la sua candidatura autonoma di fronte all’ipotesi del bis di Pittella, Roberto Speranza pone un veto sull’ex governatore e annuncia che Leu-Mdp avrebbe corso da sola nel caso in cui si profili un suo ritorno. Così iniziano le trattative, i tempi si allungano e il Partito Democratico trova una soluzione in extremis, con Pittella che decide di arrendersi di fronte alla frammentazione e quindi al rischio di un débâcle elettorale che avrebbe fatto il bis con la rumorosa sconfitta di suo fratello Gianni nel collegio lucano alle politiche del 4 marzo.