“Ponti negli ultimi dieci anni, gennaio 2009-dicembre 2018, ha incassato da TRT per remunerazioni e dividendi poco meno di 24.000 euro. Non riceve né ha mai ricevuto alcuna remunerazione come presidente e non ha nessuna funzione operativa all’interno della società”.  A parlare così è Silvia Mafii, amministratore delegato della società Trasporti e Territorio (Trt Srl) fondata da Marco Ponti, il capo della commissione ministeriale che ha bocciato la Tav sentito ieri alla Camera in una Commissione Trasporti.  Un’audizione trasformata dall’opposizione in un processo all’indipendenza e credibilità del professore per presunti “conflitti di interessi“.

A muovere l’attacco è il Pd con il deputato Davide Gariglio che ha rispolverato le accuse di un dossier confezionato a dicembre al motto “c’è un gruppo di potere in grado di condizionare la politica dei trasporti nazionale”. E’ vero che la società di consulenza fondata nel 1992 da un gruppo di soci, tra cui Ponti, è di tutto riguardo: 13 dipendenti, una trentina di persone che vi lavorano a vario titolo e ricavi nell’ultimo bilancio pari a 2,4 milioni. Ma scavando un po’ si scopre facilmente che il  “conflitto di interessi” agitato per demolire la sua figura, se mai c’è stato, è valso al professore milanese l’equivalente di 200 euro al mese. Lo dicono le scritture contabili.

L’audizione di Ponti era attesissima. Quindici giorni fa era stata chiesta dall’opposizione e di fronte al rifiuto di Toninelli erano partite proteste e accuse. Adesso il professor è lì, ma il maggior partito di opposizione – che ottiene di intervenire per primo – investe buona parte del tempo a disposizione per riprendere l’accusa. Se ne incarica proprio Gariglio, che fa sette domande volte a colpire Ponti, due soltanto su metodo e risultati del lavoro della commissione. Cinque sono per colpirlo nel portafogli e nella credibilità. Gariglio carica.

“Conferma di aver suggerito lui stesso a Toninelli i membri della Commissione?”. Ponti lo rivendica: “Perché non avrei dovuto? Proporre non è reato, io ho consigliato professionisti che ritengo abbiano curricula internazionali di assoluto peso che condividevano con me un approccio basato sui numeri”. E qui arriva la schiacciata attesa da settimane. Il deputato dem rispolvera il tema dell’interessenza e dei legami tra i membri della commissione, “così come si possono desumere dal sito della società Trasporti e Territorio Srl”, società fondata da Ponti ormai 33 anni fa.

“Da una analisi sui vostri cv riportati dal ministero – insiste il deputato – risulta che 4 dei 6 membri della commissione siano in rapporto con Trt Srl, lei la presiede e ne detiene il 18% delle quote, l’architetto Parolin ne è socio con la sua tessa quota. L’ingegner Alfredo Drufuca ne è stato membro del cda. Il professor Paolo Beria del cui dottorato lei  è stato tutor ne è stato consulente negli anni 2006-2007. Infine il quinto componente, l’ingegner Ramella che l’accompagna nelle ricerche”. L’affondo: “Non le sembra strano che su sei membri della commissione siano direttamente stabilmente collegati a lei?”. Ponti ribatte che “uno dei componenti che avevo indicato è stato bocciato da Toninelli. Sugli altri dice “dei quattro citati, Beria ha lavorato un mese 15 anni fa, Drufuca forse un mese. Era nel cda non lo è più. Volete la verità? Per la mia società sono temibili concorrenti”.

Per chiarimenti chiamiamo l’ad Silvia Maffii. “Ponti? Non riceve né ha mai ricevuto alcuna remunerazione come presidente della TRT, e non ha nessuna funzione operativa all’interno della società”. Dai libri contabili risulta che negli ultimi 10 anni ha percepito meno di 24mila euro per remunerazioni e dividenti, 200 euro al mese. Il dettaglio: 6500 sono dividendi, una parte piccola sono rimborsi di spese di viaggio, e il resto sono remunerazioni per piccole attività svolte nel corso del decennio.  “Non ci sono provvigioni – chiarisce la Maffii –  Ponti non procura lavoro a TRT, come le ho detto la società ha una sua vita totalmente indipendente da Ponti e acquisisce lavoro tramite gare nel 90% dei casi.E gli altri? “Parolin è stato consigliere dal 1992 al 2003, ed è attualmente socio e consulente della società. Ramella non è mai stato consulente di TRT ne ha mai percepito alcuna remunerazione”.

“Drufuca – prosegue – non è mai stato socio della TRT, lo è stata la società Polinomia di cui è socio, Polinomia ha comprato alcune quote nel 1992, in quel periodo Drufuca sedeva nel CdA di TRT in rappresentanza di Polinomia.  Abbiamo collaborato con Polinoma ma ognuna delle due società fatturava per proprio conto al cliente. Dal 1993 Polinomia è un concorrente di TRT, anche se a volte abbiamo collaborato come ci capita con molti concorrenti”. Beria ha svolto delle prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa negli anni 2006 e 2007 percependo in totale per i due anni poco meno di 20.000 euro.  “TRASPOL che lui dirige è un concorrente di TRT”.

Ma ecco che c’è l’altro capo di imputazione che sale dall’auletta: essere al soldo delle autostrade. E’ sempre Gariglio a elencare le concessionarie con cui la società di Ponti ha rapporti di consulenza. “Tra i clienti figurano Brescia Verona, la Vicenza Padova, l’autostrada del Brennero, la Milano Servalle etc.. Non ravvisa un conflitto di interessi con il suo ruolo di consulente ministeriale, specie alla luce del fatto che nelle sue analisi calcola come un costo i pedaggi autostradali a seguito dell’entrata in esercizio di una ferrovia? Sposando così in qualche modo una linea di favore per le autostrade?”.

Ponti fa presente che l’accusa cozza per logica con alcuni dati di realtà, cita la causa intentata contro di lui da Autostrade per l’Italia da 2 milioni di euro per calunnia nel 2005, quando osò dichiarare a Report che applicava tariffe ingiustificatamente alte (causa poi repentinamente ritirata). Ricorda di essere stato cacciato dal Nars, il nucleo di valutazione del Mef, sempre per aver sostenuto che le tariffe dei concessionari in Italia erano ingiustificabili. Spiega di aver bocciato fior di autostrade con le sue analisi costi-benefici. La risposta lascia indifferenti gli onorevoli che incalzano.

C’è un qualche interesse, anche indiretto, a demolire la ferrovia in favore di chi gestisce l’attuale rete stradale che collega Torino alla Francia? Alla domanda così risponde l’ad della società: “TRT non ha mai lavorato per concessionari che gestiscono la tratta stradale parallela alla TAV”. Anzi, nel 2006 ha svolto per l’allora Lyon-Turin Ferroviaire (LTF, cui nel 2o15 è subentrato l’attuale promotore pubblico italo-francese Telt) uno studio dal titolo “Approfondimento sulla concorrenza delle compagnie aeree low cost e sul mercato dei treni notturni“. Dunque nel caso specifico della Tav, che figura pure tra i clienti della srl. Nel 1995/1996 svolse una ricerca sul “valore del tempo” dal titolo “Impatto diretto ed indiretto del sistema Alta Velocità sul territorio e sul sistema produttivo italiano. La stima del traffico deviato dagli altri modi“. Una piccola ricerca, dicono dalla società milanese. Ma abbastanza da evidenziare che sulla Tav c’era interesse, ma senza conflitto.

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