Tutte le cifre del rapporto economico tra Stato e Regioni. Le hanno fornite, alla vigilia del cruciale appuntamento della bozza governativa di accordo sull’autonomia le Cna di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che hanno affidato al centro studio Sintesi l’incarico di redigere l’annuale rapporto dell’Osservatorio economico e territoriale. Quest’anno è titolato “Autonomia per lo sviluppo” e sostiene la tesi che le tre Regioni, trainanti per l’economia italiana, sono penalizzate rispetto alle principali Regioni europee per quanto riguarda la spesa pubblica e allo stesso tempo contribuiscono al sistema Italia più di quanto facciano le altre Regioni italiane.

Divario europeo
Prendiamo la spesa pubblica, calcolata nel 2017. Se la media di spesa pubblica del paese è 100, la Lombardia beneficia di una spesa pubblica pari a 60, l’Emilia Romagna pari a 65 e il Veneto a 69. Ma in Germania, se la media in tutti i Laender è pari a 100, il NordReno-Vestfalia riceve 96, il Baden-Württemberg 89 e la Baviera 87. E lo stesso accade in Spagna, dove nei Paesi Baschi la spesa pubblica raggiunge i 102 punti, la Comunità Valenciana i 97 punti e la Catalogna 91. Tutte abbondantemente sopra i livelli delle tre Regioni italiane, dove la spesa media pubblica per abitante è tra i 2.300 e 2.400 euro, mentre nei Paesi Baschi è di 4.700 euro e nei principali Laender tedeschi di 4.400 euro.

Divario italiano
In Italia la spesa pubblica nelle Regioni, in rapporto al Prodotto interno lordo prodotto è in media pari al 39,1 per cento, ma registra oscillazioni enormi. Sopra il 50 per cento del Pil prodotto troviamo sei Regioni: Calabria con una spesa pubblica pari al 59,3 per cento, Molise con il 57,2, Sardegna con il 56,2, Sicilia con il 54,7, Puglia con il 54,1 e Basilicata con il 51,2 per cento. Nella fascia compresa tra la media nazionale e il 50 per cento troviamo altre otto regioni: Campania 48,3 per cento, Umbria 46,6, Abruzzo 45,2, Lazio 43,5, Friuli Venezia Giulia 43,5, Valle d’Aosta 43,2, Liguria 42,5 e Marche 39,5. Più aumenta la produzione di Pil, minore diventa la percentuale della spesa pubblica nelle altre sei Regioni, e comunque inferiore alla media nazionale: Piemonte 37,8 per cento, Trentino Alto Adige 37,6, Toscana 37,2, Emilia Romagna 32,5, Veneto 31,9 e Lombardia 29,9.

Quanto spende lo Stato
Ma quanto spende lo Stato nelle diverse regioni italiane? La media delle Regioni ordinarie (calcolata nel periodo 2013-15 da uno studio della Cgia) è di 3.443 euro pro capite, con Lombardia (2.384 euro), Emilia Romagna (2.772 euro) e Veneto (2.816 euro) fanalini di coda. Il massimo è del Lazio (a causa dei ministeri) con 6.045 euro, seguito da Abruzzo con 4.414, Molise con 4.382 e Calabria con 4.150. La media delle regioni a statuto speciale è di 8.092 euro in Trentino Alto Adige, 7.746 in Valle d’Aosta, 5.337 in Sardegna, 5.034 in Friuli Venezia Giulia e 4.301 in Sicilia. Alle Regioni del Nord vanno in media 3.084 euro pro capite, a quelle del Sud 4.020 euro.

Bilancia fiscale
Da sempre i governatori delle Regioni settentrionali più ricche si lamentano di pagare molte più tasse rispetto ai trasferimenti dello Stato nelle più diverse forme. Senza considerare il debito pubblico, la Lombardia ha un residuo fiscale di 52 miliardi, l’Emilia Romagna di 18,8 miliardi, il Veneto di 15,4 miliardi. Cifre che, considerando il debito pubblico, scendono a 26,3 miliardi per la Lombardia, 10 miliardi per l’Emilia Romagna e 6,3 miliardi per il Veneto e 258 milioni di euro per la Provincia autonoma di Bolzano. Tutte le altre Regioni ricevono più di quanto versano.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Enti locali, Consulta: “Incostituzionale la norma della manovra 2016 che consente di ripianare i disavanzi in 30 anni”

prev
Articolo Successivo

Crescita, Fitch e Prometeia tagliano le stime del Pil italiano 2019: +0,3 e +0,1%

next