Se n’è andato dall’Italia con l’etichetta di profeta del bel gioco e di genio anche un po’ incompreso (per la fine traumatica della storia col Napoli). L’idillio inglese di Maurizio Sarri è durato poco più di sei mesi, spezzato in maniera irreparabile al cospetto proprio di Guardiola, quello vero però: Manchester City-Chelsea 6-0, un risultato tennistico, una figuraccia epocale, l’apoteosi di tutti i limiti e le contraddizioni del tecnico italiano. Compresa quella di non saper perdere (a cui ci eravamo piuttosto abituati in Serie A), rifiutando al suo avversario la stretta di mano a fine partita. Altro che nuovo Guardiola.

Per tutti i detrattori di Sarri e del Sarrismo, i suoi nemici storici (se n’è fatti col suo atteggiamento scontroso), persino le vedove di Napoli che hanno mal digerito il suo addio consolandosi subito con Ancelotti e rinnegando l’amore degli ultimi tre anni, questo è il momento migliore per dare fiato alle trombe delle critiche. Sarri è un fanatico, ossessionato dalle sue stesse idee, talmente moderno nella sua concezione di pallone da rischiare di risultare quasi anacronistico. Il suo gioco funziona alla perfezione o non funziona per nulla. In Inghilterra a quanto pare la seconda, e il confronto con i grandi della panchina si sta rivelando impietoso: non solo Guardiola, che gli ha inflitto una lezione di calcio (cancellato il 2-0 dell’andata, ormai lontano anni luce), ma anche Klopp, Pochettino, ecc. Il suo Chelsea oggi è fuori dalla corsa per il titolo e rischia di non qualificarsi nemmeno per la Champions League (attualmente è sesto). Solo il quarto posto o l’Europa League potrebbero raddrizzare la stagione, ammesso che a Sarri sia concesso il tempo per provarci: le voci di esonero sono sempre più insistenti.

La sua avventura era iniziata tra grandi risultati, lodi mediatiche e quel solito snobismo che accompagna gli italiani all’estero, dove l’erba del vicino pare sempre più bella. Poi qualcosa si è rotto. La squadra lo ha rigettato, come un trapianto mal riuscito. Nemmeno la Premier lo ha veramente capito, come dimostrano le recenti richieste di cambiare schemi e gioco, l’unica cosa che lui non potrà mai fare. Adesso che in Inghilterra non lo sopporta più nessuno, a Sarri forse manca l’Italia. Ma a ben vedere anche all’Italia manca Sarri.

Non è un caso se bisogna guardare oltreconfine per trovare uno straccio d’interesse in un weekend calcistico in cui in Serie A non è successo assolutamente nulla, con la solita passeggiata della Juventus (che è tornata ad allungare in vetta) e le vittorie di tutte le grandi (con la sola eccezione proprio del Napoli). Ecco, ad esempio il Napoli senza Sarri non è la stessa cosa. Ma questo è un discorso più complesso e sarebbe sbagliato circoscrivere la questione ad un paragone fra lui Ancelotti. È tutta la Serie A ad aver perso qualcosa.

L’anno scorso avevamo un campionato. L’anno scorso ci divertivamo, come adesso succede ogni tanto giusto per l’Atalanta (che però ha un potenziale ovviamente minore e quindi viaggia su una dimensione differente). Sarri forse non sarà il nuovo Guardiola, e nemmeno il nuovo Sacchi: lo dirà il tempo, dovrà vincere qualcosa con le sue idee altrimenti finirà per assomigliare sempre più a Zeman. Ma di lui c’era e c’è ancora bisogno: non al Napoli, ma tra Roma, Milan o Inter un’altra panchina prestigiosa potrebbe presto liberarsi. Se l’Inghilterra non lo vuole più può sempre tornare.

Twitter: @lVendemiale

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Emiliano Sala, il corpo nel relitto è il suo. Il Nantes ritira maglia numero 9 e chiede 16 milioni di euro al Cardiff

next