Sono otto gli imprenditori turistici indagati nell’ambito dell’inchiesta sui tre turisti italiani morti di legionella durante la scorsa estate. Il Nas dei carabinieri di Trento ha denunciato alla procura i titolari di tre strutture ricettive, ritenuti responsabili di omicidio colposo per la mancata predisposizione del piano di valutazione del rischio legionellosi, reso obbligatorio a seguito della Conferenza Stato-regioni del 7 maggio 2015. Ancora più vasta l’indagine: 19 gli italiani prevalentemente anziani, fra cui le tre persone decedute, che la scorsa estate avevano soggiornato in 14 strutture ricettive diverse dell’Altopiano della Paganella, tra Molveno a Andalo e a cui era stata diagnosticata la legionella in diversi ospedali sparsi per l’Italia. Secondo il Nas il focolaio era proprio negli impianti termici degli hotel.

LE VITTIME – Le prime due vittime a fine luglio, quando i casi di contagio erano già a quota 17. Hanno perso la vita prima un uomo di Bresso e poi una donna, entrambi di 94 anni, entrambi deceduti per le complicanze sopraggiunte dopo aver contratto il batterio. In seguito a queste morti l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera aveva attivato una task-force. Dopo pochi giorni, la terza vittima, una donna di 84 anni ricoverata all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (Milano), lo stesso dove erano morti gli altri due. A fine agosto i casi segnalati tra i comuni di Bresso, Cormano e Cusano Milanino erano saliti vertiginosamente. Una cinquantina solo a Bresso, dove già a ottobre 2014 c’era stato un precedente con sei contagi e una vittima. In quel caso un’inchiesta fu aperta e poi archiviata.

LE INDAGINI DEI NAS – Questa volta gli accertamenti, che si sono svolti in collaborazione con il personale dell’Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento, hanno messo in luce – secondo gli investigatori – una grave sottovalutazione del rischio legionellosi da parte di quasi tutte le strutture interessate facendo emergere una serie di anomalie. In primis la mancanza di un’adeguata manutenzione degli impianti termo-sanitari e la non corretta gestione delle temperature nella rete di distribuzione interna. Irregolarità sono state riscontrate anche nei serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria, di molto inferiore a quanto raccomandato dalle relative Linee guida.

I PRELIEVI – I prelievi eseguiti la scorsa estate hanno evidenziato la contaminazione della rete idrica dal batterio della Legionella in quasi tutte le strutture esaminate (in alcuni casi in misura particolarmente elevata), anche se non si è avuta evidenza di contaminazioni della rete idrica comunale. In una delle strutture dove ha soggiornato una delle vittime, è stato constatato il malfunzionamento di una valvola dell’impianto dell’acqua calda, circostanza che ha favorito il proliferare del batterio. Nello stesso residence, tra l’altro, sono stati registrati altri tre casi di legionella. Nella stessa stanza hanno soggiornato, in tempi diversi, due turisti contagiati.