Sono poco più di tre metri di traverse di legno e cinghie metalliche. Ma sono state vendute oggi al prezzo record di 143.750 sterline, equivalenti a circa 163.544 euro, a un anonimo acquirente, tanto misterioso quanto romantico. Già, perché all’asta da Bonhams, a Londra, non è finita una vecchia slitta qualsiasi. Se potesse parlare, infatti, questa slitta racconterebbe di un’impresa folle e leggendaria: una marcia antartica di oltre cento anni fa, compiuta da 4 uomini e 4 pony, senza mezzi tecnologici, con poche provviste e tanta dissenteria. E’ la storia di un record mondiale, il raggiungimento del punto più meridionale del pianeta mai esplorato fino a quel momento, a cento miglia dal Polo Sud. Questa, insomma, è una delle quattro slitte che il celebre esploratore inglese Ernest Shackleton, protagonista di pellicole e libri, usò per la Nimrod, la sua tanto mitica quanto disastrosa spedizione antartica del 1909.

Mitica per le condizioni estreme e l’obiettivo ambizioso: il raggiungimento del Polo Sud a piedi. Fallimentare perché, strada facendo, Shackleton e i suoi dovettero rinunciare alla meta, “accontentandosi” di piantare la bandiera cento miglia prima, stracciando comunque ogni record per quel tempo. Fu una scelta obbligata, o non avrebbero fatto in tempo a tornare indietro. Le provviste stavano finendo e, uno a uno, avevano perso tutti e quattro i pony, che servivano per il trasporto delle slitte con i rifornimenti: tre animali, infatti, stavano soffrendo troppo per le condizioni avverse, così Shackleton e i suoi li avevano dovuti finire con un colpo di pistola. Il quarto pony, invece, cadde in un crepaccio e per poco non trascinò con sé uno degli esploratori, Frank Wild, e tutte le provviste.

Due delle quattro slitte furono lasciate dove i cavalli furono uccisi, come depositi per il viaggio di ritorno. Le altre due slitte, invece, raggiunsero il punto più a Sud. Dall’Australia all’Irlanda, passando per la Nuova Zelanda, sono solo tre i musei che oggi rivendicano di possedere le altre tre slitte, ma quella venduta a Londra è l’unica al mondo certamente appartenuta a uno dei quattro uomini della spedizione: fu senza dubbio di Eric Marshall, chirurgo londinese, con alle spalle prestigiosi studi a Cambridge, nonché giocatore di rugby, reclutato per questa missione da Shackleton nientemeno che durante un party, pochi mesi prima della partenza.

L’esploratore aveva affabulato il medico con i suoi piani e lui si era offerto subito per partire con lui, facendo da chirurgo e da fotografo nel corso della missione, che Eric intraprese così all’età di trent’anni. Nel 1952, nove anni prima di morire, l’ormai anziano Marshall donò la slitta alla sua vecchia scuola, la Monkton Combe School, e oggi l’istituto, forse per necessità, l’ha venduta per una cifra notevolmente superiore al suo valore stimato, che si sarebbe aggirato tra le 60mila e le 100mila sterline, equivalenti a una cifra approssimativa compresa tra i 68.300 euro e i 114mila euro circa. Ai quali si va ad aggiungere il ricavato dalla vendita dell’annessa bandiera, stimata tra le 30mila e i 50mila sterline, cioè tra i 34.129 e i 56.882 euro circa. “Shackleton fu una delle grandi figure dell’epoca eroica dell’esplorazione polare e la spedizione Nimrod fu un capitolo importante nella storia della corsa al Polo Sud. Poche delle slitte usate durante la spedizione Nimrod sopravvivono; di quelle, questa sembra essere l’unica con un collegamento diretto a uno dei quattro esploratori del Gruppo del Sud, e credo che sarà molto interessante per i collezionisti”, aveva annunciato poco prima dell’asta, a ilfatto.it, Matthew Haley, capo della sezione Libri e Manoscritti a Bonhams. Non si è sbagliato.

Del resto, sono almeno centodieci anni che Shackleton incanta il mondo con le sue gesta, a partire dalla spedizione Nimrod, raccontata in un libro che già allora si rivelò un bestseller, Heart of the Antarctic (1909). La sua figura ha appassionato generazioni, arricchita da dettagli che, ancora oggi, restano senza spiegazione. Come la figura dell’uomo in più, un misterioso individuo che, come un’apparizione, in una spedizione successiva, lo avrebbe condotto verso la salvezza. Una figura che anche i suoi compagni di avventura riconobbero di aver visto e alla quale non sapevano però dare una logica motivazione.

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