La risposta è facile per tutti, specialmente nel vissuto popolare. Ma, se si volesse verificare, si resterebbe sbigottiti nel vedere come siano variegate e fantasiosamente motivate quelle risposte. Sono molti, specialmente tra i giovani, quelli che pensano alle dittature fasciste, naziste, comuniste come a sistemi politici nati e imposti con la violenza. Un po’ lo fu il sistema comunista sovietico, impostosi in Russia con la rivoluzione. Ma allora anche le nostre democrazie, all’origine, nacquero da violente rivoluzioni, necessarie per abbattere le monarchie assolute.

La rivoluzione francese è quella che produsse i risultati più importanti e duraturi, perché profondi. Fu poi proseguita da Napoleone che, per imporre quei radicali cambiamenti sociali dovette far guerra a tutte le monarchie europee. Ma poi si fece “prendere la mano” perché per attuare tutte le importanti riforme che avviò ovunque nei territori conquistati, fu costretto ad assumere su di sé tutto il potere “imperiale” necessario al governo dell’immenso territorio. Il suo fu un sistema di potere imperiale e sovranista ma popolare, vagamente a imitazione di quello romano. Ma anche i coloni americani dovettero conquistare il loro spazio con le armi per liberarsi dal dominio inglese e costruire quella che, attualmente, è la più longeva repubblica democratica del mondo. Poi, appena un secolo fa, arrivò un’altra grande, violenta, rivoluzione, quella sovietica, a spazzare via un’altra veneranda monarchia, quella russa, che pure fu capace di costringere alla ritirata persino l’irresistibile Napoleone.

Quello che sorprende in tutto questo “spaccato” di storia è che probabilmente sono proprio pochi, nella comune popolazione, quelli che conoscono almeno a sufficienza l’accavallarsi di queste pagine di storia. Molti conoscono gli esiti finali, ma non le origini o almeno le loro più significative evoluzioni politiche e storiche. Sono ancora troppi quelli che non sanno per esempio che tanto il fascismo quanto il nazismo sono nati come forze politiche completamente aderenti ai sistemi democratici in cui si sono formate. Solo in seguito si sono trasformate nei “mostri” politici e morali che tutti conosciamo e di cui, proprio in questi giorni, abbiamo celebrato, per non dimenticare, gli orrori delle nefande “leggi razziali.

Pochissimi sanno per esempio che la tremenda dittatura sovietica si sovrappose a quello che fu in realtà un ottimo progetto democratico. Quel progetto fu però letteralmente “violentato” da un Partito Comunista che cercava in quel modo di imporre (in modo inumano) il proprio ideale ugualitario. I Soviet infatti non erano altro che i “Parlamenti” russi, a vari strati sovrapposti l’uno sopra l’altro: comunale, regionale, nazionale e sovra-nazionale (Urss = Unione repubbliche socialiste sovietiche). Il sistema era stato creato per consentire al popolo di eleggere i propri rappresentanti ai vari livelli fino al livello supremo del Segretario Generale dell’Urss. Ma se a ogni livello si intrometteva il Pcus, il partito comunista sovietico, a scegliere chi poteva candidarsi, quel sistema perfettamente “democratico” diventava solo di facciata e in realtà si muoveva esattamente come una dittatura gestita dai gerarchi del partito.

Adesso fate un pensierino ai nostri sistemi elettorali degli ultimi 20 o 30 anni e dite: cos’ha, oggi, il nostro sistema democratico di diverso da quello sovietico? Se poi ci aggiungiamo quello che il Pd e suoi alleati volevano, ma non sono per fortuna riusciti a fare (l’eliminazione del Senato e la creazione di una Camera composta da Consiglieri Regionali già scelti in sede partitica), provate a dire a quale sistema democratico operante fino agli anni 80 somigliava il “capolavoro” politico di Renzi & C? E con quale leader?

La risposta a queste domande c’è già qua sopra, quella al quesito nel titolo è invece: tutti e nessuno. Dipende come viene usato lo strumento che si ha a disposizione. Se hai un martello e lo usi per piantare un chiodo per appendere un quadro, fai un uso perfetto di quel martello, ma se lo usi per picchiarlo in testa a qualcuno sei un criminale.

Il nazismo, il fascismo e il comunismo hanno attraversato la loro fase genetica in sostanziale compatibilità coi sistemi orientati alla piena democrazia, ma poi sia Hitler che Mussolini che Stalin hanno completamente accantonato quell’ideale per andare ad abbracciare ideali del tutto opposti a quello democratico. Sul “populismo” cosa vogliamo dire se non che, essendo la democrazia il sistema nel quale il popolo può esercitare compiutamente il proprio potere attraverso i suoi rappresentanti eletti, come fa il popolo a non essere populista?

Ma anche il termine “sovranista”, oggi usato quasi come un epiteto da un numero enorme di propagandisti politici col posto fisso nei quotidiani talk show, come può il popolo non essere “sovranista” se è esso stesso ad essere sovrano in una democrazia?

Morale della favola (come si diceva una volta): viviamo oggi in un sistema democratico che usa la democrazia come “faccia pulita” per nascondere i veri interessi multiformi dei troppi che si impegnano in politica con altri fini. Gli unici che oggi parlano di un tentativo per “aggiustare il sistema”, e cercare di farlo funzionare almeno in un modo decente, sono quelli del M5s, perciò continuo personalmente a dargli fiducia (ma non è una fiducia cieca), sperando che non finiscano anche loro stritolati nelle pieghe (e le piaghe) del potere. “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre finora sperimentate” disse Churchill, ma è l’unica che consente a tutti di essere qualcuno e non solo un numero (solo se esercitata in modo corretto però).

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