La Commissione Ue torna a farsi sentire sul Tav nei giorni in cui la maggioranza litiga sul dossier più caldo per il governo, tra la visita di Matteo Salvini a Chiomonte e le “supercazzole” evocate da Luigi Di Maio. E lo fa con un portavoce (anonimo) citato dall’agenzia Ansa per ribadire che l’Italia potrebbe essere costretta a riversare i fondi europei nelle casse di Bruxelles se i tempi di realizzazione dovessero allungarsi ancora: “Non possiamo escludere, se ci sono ritardi prolungati, di dover chiedere all’Italia i contributi già versati”. E viene anche alimentato il rischio di vedere “allocati ad altri progetti” europei i soldi non spesi.

Riguardo all’attesa per l’analisi costi-benefici, nelle mani del ministro Danilo Toninelli da alcune settimane ma non ancora resa pubblica in attesa del confronto proprio con i commissari e Parigi, la Commissione Ue ha specificato che il dossier “non è stata richiesto dalla Commissione”, ricordando che un’analisi era già stata presentata nel 2015 in modo congiunto da Italia e Francia e valutata positivamente dal board della Cef per l’attribuzione dei fondi. “L’analisi costi benefici su Tav è stata decisa da un governo sovrano che vuole spendere al meglio i fondi pubblici. Ue stia tranquilla, tra pochi giorni avrà, come da accordi, tutta la documentazione”, è stata la risposta del titolare delle Infrastrutture. 

“Dobbiamo stare attenti ai ritardi che già ci sono a causa della sospensione degli appalti”, ha detto il portavoce, ricordando che sono 813,8 milioni di euro i fondi Ue approvati e stanziati per il Tav. Un pacchetto di bandi è stato congelato a fine 2018 da Francia e Italia dopo un faccia a faccia tra il ministro delle Infrastrutture e la sua omologa francese Elisabeth Borne. Ma nel ritardare gli appalti di Telt, proprio Borne era stata chiara: nel venire incontro alle richieste italiane, la ministra francese aveva sottolineato come fosse necessario “non perdere i finanziamenti europei” per la realizzazione del treno alta velocità.

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