“Spero che lo rimuova”. Il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, non ha gradito il video-spot dell’arresto di Cesare Battisti pubblicato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e già criticato in Rete, dalle opposizioni e dalla Camere penali. Con quella romana che preannuncia di essere pronta a presentare un esposto sulla vicenda. “Purtroppo – sottolinea Palma – si aggiunge a quel riferimento al ‘marcire’ che il ministro dell’Interno ha più volte espresso”.  Secondo il garante, le frasi e le immagini che “puntano ad acquisire consenso attraverso un linguaggio estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale”.

Per questo, spiega Palma, la gestione dell’arresto “avrebbe richiesto un atteggiamento sobrio sul piano istituzionale e su quello della comunicazione” ma “non è stato così”. Prima i tweet, poi il palchetto a Ciampino, le ospitate in tv e infine il video-spot di una “giornata indimenticabile”. Così ora il garante richiama il ministro Bonafede “poiché alle parole che cercano – in contrasto con la nostra Costituzione – di dare alla pena il significato del ‘marcire in carcere’, si sono aggiunti i video che dettagliatamente riprendono le varie fasi della traduzione in carcere della persona estradata, ritengo doveroso richiamare quanto affermato dal nostro ordinamento penitenziario”.

All’articolo 42-bis comma 4, riporta Palma, “prescrive che nelle traduzioni siano ‘adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità'”. L’articolo, aggiunge, “prosegue prevedendo sanzioni disciplinari per chi non osservi tale disposizione: certamente il legislatore non poteva supporre che fossero i vertici delle Istituzioni a non rispettarla”.

Critico anche il vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini: “Parlo a titolo personale: io non lo avrei fatto”. Mentre l’Adnkronos ricorda come, nel 2015, Matteo Salvini – anche lui attivissimo nella campagna social seguita all’arresto dell’ex terrorista dei Pac – si diceva fermamente contrario alla “spettacolarizzazione” degli arresti. “Non la sopporto”, tuonava infatti il ministro dell’Interno dalle pagine di Panorama in un’intervista dal titolo ‘Da Yara a Loris: la cronaca nera secondo Matteo (Salvini)’, la stessa in cui attaccava Angelino Alfano per aver twittato “a indagini in corso”.

Allora, il vicepremier leghista, conversando di cronaca nera e delle immagini dell’ingresso in carcere di Veronica Panarello, poi condannata per l’omicidio del figlioletto Loris, giudicava “raccapriccianti, da far vergognare” le riprese con tanto di insulti della folla davanti alla prigione. La colpa? Per Salvini della “spettacolarizzazione” degli eventi. Problema cui il leghista avrebbe così posto rimedio: “Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. Non dovrebbe trapelare – spiegava a Panorama – nessuna notizia, fino al processo non dovrebbe uscire nulla sui giornali. Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte. Vedi Bossetti, per esempio”, sosteneva.

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