“Non sussistono i presupposti fondanti la richiesta di indennità”. Arriva inaspettato e lapidario il giudizio del Tribunale Civile di Imperia che accoglie il primo delle decine di ricorsi presentati dagli abitanti di Bussana Vecchia contro la direzione ligure dell’Agenzia del Demanio che lo scorso anno – dopo mezzo secolo di letargo – aveva preteso da loro, tramite cartelle esattoriali, indennità risarcitorie che andavano dai 15 ai 100mila euro per gli ultimi dieci anni di “occupazione abusiva.

Per comprendere l’inconsueta vicenda di Bussana Vecchia bisogna partire dal terremoto del 23 febbraio 1887. All’alba di quel giorno, il sisma più disastroso mai avvenuto in Liguria provocò danni estesi in tutta la provincia di Imperia, dove si piansero 644 vittime. Come da antica tradizione italica, sebbene solo una piccola parte dell’antico borgo avesse riportato danni ingenti, gli speculatori del tempo convinsero gli abitanti a cogliere l’occasione per abbandonare il paese per trasferirsi tre chilometri più a valle, nella ‘nuova Bussana’, non distante da Sanremo.

Così il centro storico di Bussana venne abbandonato fino ai primi anni ’50, quando alle frequenti occupazioni dei ruderi che vedevano protagonisti i ‘migranti economici’ dell’epoca (meridionali arrivati nel ponente ligure in cerca di una vita migliore) il genio civile rispose facendo brillare con l’esplosivo le scale portanti e gli accessi agli stabili rimasti in piedi, senza risparmiare il campanile della chiesa del XV secolo che si erge al centro del paese. Fu questa discutibile operazione, che rase al suolo quel che restava del borgo, l’ultima “dimostrazione di interesse” che gli attuali residenti ricordano da parte dello Stato, che anni dopo definì “patrimonio storico indisponibile” un paese che sembrava definitivamente destinato all’abbandono.

Nonostante dunque Bussana Vecchia si presentasse ormai come poco più di un agglomerato di ruderi, nel 1959 un manipolo di visionari ebbe la folle intuizione di fondare proprio su quelle macerie un “Villaggio Internazionale degli Artisti. Una sorta di comune dove, almeno in una prima fase, poteva decidere di andare a vivere “chiunque riuscisse a dimostrare di campare della propria arte”, come ricordano i residenti di lunga data. Negli anni arrivarono a Bussana Vecchia decine di pittori, poeti, ceramisti e artigiani dalle più svariate parti d’Italia e d’Europa, facendosi carico a proprie spese di ricostruire il paese riuscendo a portare acqua, corrente elettrica e ultimando addirittura la rete fognaria.

Un caso unico di “rigenerazione urbana avvenuta attraverso l’arte”, come sottolinea Marco Orsatti dell’associazione Bussana Vecchia Resilient. Nella maggior parte dei casi, gli immobili venivano acquistati dai proprietari ‘storici’ con atti notarili regolarmente registrati e poi passati di proprietà, con il tempo arrivò anche il riconoscimento ‘di fatto’ del Comune di Sanremo che, dopo i primi fallimentari tentativi di sgombero, iniziò a riconoscere le residenze arrivando ad accordare negli anni (e fino a oggi) regolari licenze commerciali, utenze e servizio di ritiro dei rifiuti.

Se fino a ieri questa situazione veniva ritenuta una ‘meravigliosa anomalia’, ma nessuno metteva in discussione la ‘teorica’ proprietà demaniale del borgo (e quindi lo status di ‘abusivi’ dei residenti), la sentenza del 18 dicembre 2018 del Tribunale Civile di Imperia ha sparigliato le carte in tavola, dichiarando la nullità dell’atto di richiesta di pagamento della direzione ligure dell’Agenzia del Demanio e condannando l’ente che avrebbe dovuto gestire e valorizzare il patrimonio immobiliare dello Stato al pagamento delle spese di giudizio (quantificate nel caso specifico in 3.400 euro più spese generali).

“Affinché un bene appartenente al demanio possa rivestire il carattere dei ‘beni indisponibili’ – si legge nell’ordinanza emanata dal giudice Pasquale Longarini – deve sussistere un atto amministrativo da cui risulti la specifica volontà dell’ente di destinare quel bene a un pubblico servizio e l’effettiva destinazione del bene al pubblico servizio. (…) L’appartenenza al patrimonio indisponibile di un bene va [inoltre] esclusa quando il tempo che intercorre tra la destinazione a uso pubblico e l’inizio del periodo utile ai fini dell’usucapione trascorre senza che sia stato posto in essere alcun atto concreto di utilizzazione del fondo ai fini di pubblica utilità”. In altre parole, la sentenza mette per la prima volta nero su bianco quello che sembrava suggerire il buon senso: se lo Stato si disinteressa completamente di parte del suo patrimonio lasciandolo all’abbandono, non è legittimato, a distanza di decenni, ad avanzare pretese economiche sull’utilizzo di quegli spazi.

Negli anni scorsi il Demanio aveva annunciato a più riprese di non voler più farsi carico della responsabilità di lasciare abitato un territorio che risulta in buona parte ‘tecnicamente’ inagibile, arrivando a concordare la cessione in comodato gratuito al comune di Sanremo. “Ci era stata presentata come la soluzione alla situazione di ’stallo’ burocratico che andava avanti da decine di anni – chiariscono alcuni degli abitanti, oggi una sessantina di persone – ma a seguito di quelle cartelle esattoriali spropositate, la netta sensazione che abbiamo avuto è stata quella che volessero acquisire il borgo e valorizzarlo turisticamente (con un investimento stimato intorno ai 43 milioni), ma estromettendo gli abitanti hanno dato vita al ‘sogno’ di Bussana Vecchia”. “Staremo a vedere – aggiunge Daniela Mercante, artista e residente storica del borgo – se la linea del giudice di Imperia sarà confermata, come ci auguriamo, da chi sarà chiamato a valutare i procedimenti in corso presso i tribunali civili di ImperiaGenova, per alcuni dei quali la sentenza è prevista a inizio febbraio”.