E’ stato il primo discorso dallo Studio Ovale. E’ stato anche quello in cui Donald Trump ha, se possibile, reso ancora più acuta la crisi sulla costruzione del muro con il Messico, che da ormai 19 giorni ha innescato lo shutdown, la chiusura parziale del governo federale. In un discorso alla Nazione che mirava a convincere gli americani della necessità di costruire il Muro, Trump ha attizzato timori e paure per l’immigrazione illegale, parlato di gang criminali che gestiscono “vaste quantità di droghe illegali” e che sono responsabili di “migliaia di morti”. Il presidente non ha però offerto alcuna vera soluzione per porre fine allo shutdown.

Questa è una crisi umanitaria – una crisi del cuore e una crisi dell’anima”, ha detto Trump, che ha descritto la situazione al confine come una sorta di inferno in Terra in cui i migranti, soprattutto donne e bambini, diventano prede di “viziosi coyote e gang senza scrupoli”. Per comunicare un senso di urgenza assoluta, Trump ha usato la parola crisi sei volte in un discorso che è durato otto minuti. “Quanto sangue degli americani deve essere sparso prima che il Congresso faccia il suo lavoro?” si è chiesto. “Qui siamo di fronte a una scelta tra giusto e sbagliato, tra giustizia e ingiustizia. Il tema è se riusciamo a tenere fede al dovere sacro nei confronti dei cittadini americani che serviamo”.

La costruzione di un Muro al confine meridionale – il “bellissimo muro”, come una volta lo chiamò – è stata la promessa centrale di Trump nella campagna elettorale del 2016 (allora, però, pensava di farlo pagare ai messicani). Dallo Studio Ovale, indossando una spilla a stelle e strisce e con le foto del padre e della madre sullo sfondo, il presidente ha cercato di rilanciarne la fattibilità. “I nostri professionisti della sicurezza hanno chiesto 5 miliardi e 700 milioni per una barriera fisica – ha spiegato Trump -. A richiesta dei democratici, sarà una barriera in acciaio e non un muro in cemento. Ma questa barriera è assolutamente critica per la nostra sicurezza al confine. Ed è anche quello che i nostri professionisti al confine vogliono, ciò di cui hanno bisogno”.

Trump non ha offerto nuovi dati o numeri sulla situazione alla frontiera. Va ricordato che, nelle ultime ore, la sua amministrazione è stata colta in fallo per una serie di dichiarazioni non supportate dai fatti. La sua portavoce, Sarah Sanders, ha per esempio affermato che quattromila sospetti terroristi sono stati arrestati al confine. Alcune ore più tardi la consigliera della Casa Bianca Kellyanne Conway ha dovuto ammettere che la dichiarazione è “uno sfortunato equivoco” e che il numero si riferisce alle persone fermate agli aeroporti. Lo stesso Trump ha spiegato che i presidenti del passato gli hanno parlato della necessità di costruire un Muro con il Messico; tutti e quattro i presidenti in vita hanno negato che sia mai successo. Nel discorso dallo Studio Ovale, Trump ha allora citato il nuovo trattato sul commercio con il Messico, che dovrebbe pagare le spese del Muro.

“Si tratta di senso comune – ha detto -. Il Muro al confine si pagherà molto presto da sé. Il costo delle droghe illegali ammonta a 500 miliardi all’anno, molto di più dei 5 miliardi e 700 milioni chiesti al Congresso. Il Muro si pagherà anche, indirettamente, grazie al fantastico nuovo accordo commerciale che abbiamo stipulato con il Messico”. Dopo aver accusato di ipocrisia quei politici che definiscono il Muro una cosa “immorale” – “la sola cosa immorale sono i politici che non fanno niente e continuano a permettere che gente innocente venga vittimizzata in modo orribile” ha detto – Trump ha concluso cercando di trasmettere il senso di una crisi enorme, che può però essere risolta velocemente: “Questa situazione potrebbe essere risolta in un incontro di 45 minuti”, ha spiegato.

Non ci sono dunque state nuove idee o proposte nel discorso di Trump; nessuna soluzione possibile per mettere fine allo shutdown che ha lasciato 800 mila dipendenti federali senza stipendio e i cui effetti economici e sulla vita delle persone cominciano a farsi sentire in modo pesante (lo shutdown più lungo della storia americana è quello del 1995, durato 21 giorni, ma è probabile che quello in corso lo supererà). Trump ha ancora una volta addossato ai democratici la responsabilità della situazione. “Il governo federale rimane chiuso per una sola ragione: perché i democratici non vogliono finanziare la sicurezza ai confini”. La risposta dei democratici è però arrivata subito dopo la conclusione del discorso del presidente. Parlando da una delle balconate della Camera, Nancy Pelosi, speaker della Camera, e Charles Schumer, capogruppo al Senato, hanno accusato Trump di fare appello alle peggiori paure e di tenere in ostaggio il popolo americano.

“E’ molto triste, molto di quello che abbiamo ascoltato dal presidente Trump nel corso di questo shutdown senza senso è pieno di false informazioni e persino di malizia”, ha detto Pelosi, da poco nuova speaker della Camera. Schumer ha aggiunto che nessun presidente “può imporre la sua volontà e, nel caso non ottenga quello che vuole, chiudere il governo federale, danneggiando milioni di americani che sono trattati come merce di scambio”. Pelosi e Schumer hanno ribadito la loro opposizione a qualsiasi forma di recinzione alla frontiera – i democratici, del resto, non hanno dato il via libera a una “barriera di acciaio”, come erroneamente detto da Trump nel discorso – e hanno chiesto che la Casa Bianca riapra immediatamente le agenzie del governo. Il presidente, hanno concluso Pelosi e Schumer, ha usato lo sfondo dello Studio Ovale per “produrre una crisi artificiale, creare nuove paure, deviare l’attenzione dalla confusione della sua amministrazione”.

Nessuna possibilità quindi che si arrivi a una soluzione veloce della crisi. Trump continua a chiedere che la nuova legge di bilancio contenga i fondi per il muro. I democratici si oppongono, appellandosi all’inefficacia della misura (va detto che una qualche forma di barriera esiste già lungo molte aree del confine, costruita a partire dagli anni della presidenza di Bill Clinton) e spiegando che l’amministrazione ha speso soltanto il sei per cento del miliardo e settecento milioni stanziato negli ultimi due anni per la sicurezza al confine. Secondo diversi esperti, questo shutdown avrà effetti probabili sulla crescita dell’economia americana e diventa quindi sempre più difficile, per le parti, giustificare l’assenza di un accordo. Il problema è che le parti, al momento, appaiono lontane, sempre più lontane, e non si intravvedono gli elementi per una soluzione positiva. Né Trump né i democratici possono dare l’impressione di un cedimento. Il tema immigrazione, al centro della campagna elettorale dell’allora candidato repubblicano, nel 2016, continua a essere agitato nel 2019 come strumento centrale della retorica politica di Donald Trump.