Assicura che il reddito di cittadinanza parte a marzo. Promette che “anche per la prossima manovra l’Iva non aumenterà“. Annuncia che il governo sta “rivedendo la norma” sull’affidamento diretto degli appalti fino a 150mila euro. E chiama Sergio Mattarella “angelo custode”. Nel giorno in cui il maxiemendamento alla manovra è atteso in Parlamento, in un’intervista ad Agorà Luigi Di Maio tocca i principali temi sul tavolo.

Con la misura bandiera del Movimento 5 stelle “si parte a marzo”, ha assicurato il vicepresidente del Consiglio: “Io non partirò mai ad aprile, l’1 aprile è un pesce d’aprile“. Col reddito “ci rivolgiamo a 5 milioni di persone in difficoltà, 5 milioni di persone e di famiglie in difficoltà”, aggiunge Di Maio sottolineando che nella manovra il governo aveva calcolato “tutti coloro che avevano diritto a prendere il reddito” ed erano quindi stati previsti “più soldi”. A questo proposito, prosegue il ministro del Lavoro, “non daremo 780 euro a tutti, alcuni hanno un reddito di 200-300 euro, noi li portiamo a 780 per formarsi per un lavoro che serve allo Stato”.

Di fronte alle telecamere di Rai 3 il leader politico del M5s affronta anche il tema delle clausole di salvaguardia che porterebbero nel 2020 all’aumento dell’Iva nel caso in cui gli obiettivi di bilancio non venissero raggiunti: “Anche per la prossima manovra l’Iva non aumenterà”, promette Di Maio, anche perché “da gennaio partirà il team ‘mani di forbici’ per tagliare tutti gli sprechi”. Ciò “ci farà recuperare” le risorse necessarie, pari a 23 miliardi di euro, per le clausole di salvaguardia. “E poi – segnala ancora Di Maio – a maggio ci saranno le europee” e sulle regole di bilancio dell’Ue “cambierà la mentalità“.

Nel frattempo, ma molto prima, in Italia cambierà la la norma sull’affidamento diretto degli appalti fino a 150mila euro: la “stiamo rivedendo”, spiega Di Maio sottolineando che l’obiettivo complessivo del governo è “la modifica del Codice degli appalti” che però richiederà un lungo lavoro “per tutto il 2019“. “Abbiamo un obiettivo ed è -spiega Di Maio- far spendere il prima possibile e bene i soldi che investiamo” per il contrasto al “rischio idrogeologico e al dissesto del territorio”.

Sul fronte più propriamente politico, quello dei rapporti con gli alleati di governo della Lega, c’è sempre qualcosa da registrare nonostante la manovra sia in dirittura d’arrivo in Parlamento. Giovedì Giancarlo Giorgetti aveva spiegato che oggi “va in cdm la bozza di autonomia di Lombardia e Veneto e per noi sono questioni di esistenza del governo stesso“. “Come noi votiamo il reddito, da loro ci aspettiamo che votino anche questa norma”, aveva concluso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio riferendosi agli alleati Cinque Stelle. “Non c’è bisogno di alzare la tensione, di mettere in discussione il governo – ha risposto oggi Di Maio – noi abbiamo appoggiato i referendum autonomisti”.

Poi ci sono i rapporti con l’opposizione. Da settimane i retroscena dei quotidiani raccontano di un Silvio Berlusconi che fa campagna acquisti per portare quanti più grillini possibile tra le file di Forza Italia. “Ho detto ai miei di fingersi interessati e registrare“, spiegava Di Maio il 20 dicembre. “Abbiamo raccolto informazioni importantissime”, dice oggi il vicepremier. Che trova anche il modo di formulare un nuovo giudizio sul capo dello Stato: “Il presidente Mattarella è stato fondamentale, l’angelo custode di questo governo, non politicamente ma nel senso di garante della Costituzione. Ha seguito con attenzione tutto l’iter della legge di Bilancio”, ha detto Di Maio. Che solo il 27 maggio evocava per l’inquilino del Colle lo spettro dell’impeachment, dopo che il Quirinale aveva espresso le sue riserve sulla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia.

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