In effetti ci avevano avvisato che questa era l’era del cambiamento, ma non immaginavo così tanto: di fronte a questa novità la mia prima reazione è stata il classico “mi stai prendendo in giro?”. Due settimane fa, un collega universitario mi racconta infatti di un progetto che obbligherà i laureati in Fisica e Chimica che già lavorano in settori attinenti ai loro studi (ovvero, praticamente tutti) a versare la bellezza di 300 (trecento!) euro ogni anno al nuovissimo ordine professionale federato dei fisici e dei chimici, altrimenti… ciao ciao lavoro!

Mentre sto ancora ridacchiando per la credulità del collega, accendo il pc e scopro… che è tutto vero! Non solo: c’è addirittura una petizione online con quasi 5mila firme (lanciata da uno che oltretutto fisico non è ma è un ingegnere, il professor Ezio Puppin del Politecnico di Milano) che punta a scongiurare quest’incredibile eventualità. Ho provato a informarmi per comprendere la genesi di questo provvedimento e questo è ciò che ho scoperto.

A gennaio di quest’anno viene approvata la legge 3/2018, che riordina le professioni sanitarie che si occupano di “prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione”. Questo riordino coinvolge i fisici che si occupano di medicina, come nel caso delle radioterapie per la cura dei tumori. La legge istituisce quindi l’ordine professionale dei fisici, mettendolo insieme a quello già esistente dei chimici (finora sotto la vigilanza del ministero dalla Giustizia) nella Federazione nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici, e affidando la vigilanza al ministero della Salute.

Siccome in questa federazione i fisici sono delle new entry, si pone il problema di capire per quali professioni di ambito fisico debba essere necessaria l’iscrizione all’ordine. E qui viene il bello: mentre gli ingenui come me e voi potrebbero pensare che tale obbligo valga solo per chi svolge appunto una professione in ambito sanitario, la neonata Federazione si ispira al principio “meglio abbondare”. Propone quindi un regolamento che obbligherebbe a iscriversi all’ordine praticamente tutti i laureati in Fisica, basta che il loro ambito lavorativo abbia anche lontanamente a che vedere con la fisica: compresi, ad esempio, i dipendenti delle università e degli enti di ricerca e i professori delle scuole, anche se studiano esclusivamente collisioni di buchi neri o il plasma di quark e gluoni. Oltre ai fisici la novità riguarderebbe anche i chimici, i biologi e i biotecnologi: una novità che peraltro, come avrete immaginato, è in totale conflitto con una sfilza di leggi che non finisce più.

Di questi tempi, dove l’unica cosa che sembra contare è il denaro, la proposta di regolamento è perfettamente logica: chiedere a un ordine professionale chi, secondo loro, deve essere obbligato a versare allo stesso ordine 300 euro all’anno è un po’ come portare un bambino in un negozio di caramelle e chiedergli quante ne vuole avere in regalo. Molto meno logico, anzi del tutto sorprendente, è invece il comportamento del ministero della Salute: invece di ridere divertito per la sfrontatezza della richiesta, il Ministero sembrerebbe orientato ad adottare la proposta dell’ordine così com’è, senza neanche far notare che il riordino era in realtà limitato alle professioni sanitarie.

L’unica traccia di uno scrupolo sta nel fatto che il ministero della Salute, prima di approvare in via definitiva il tutto, chiede un parere al ministero dell’Istruzione, da cui dipendono universitari, dipendenti degli enti di ricerca e professori di scuola. Quest’ultimo, forte del parere assolutamente negativo del Cun (il Consiglio universitario nazionale, l’organo elettivo e di rappresentanza del sistema universitario) ha appena risposto al ministero della Sanità: l’obbligo di iscrizione all’ordine deve riguardare solo, come dice la legge, i professionisti sanitari, che sono quelli che mettono le mani sui pazienti. Di sicuro non quelli che spiegano la teoria della relatività in aula.

Ora la palla torna al ministero della Salute, che per ora non ha ancora emanato il regolamento in questione. Come andrà a finire questa appassionante telenovela? Ci toccherà fare ricorso in massa, perdendo del gran tempo e arricchendo uno stuolo di avvocati, oppure lo spirito del Natale scenderà sul ministero della Salute e lo indurrà a più miti consigli? Vi farò sapere, restate sintonizzati.