Il social network Google Plus chiuderà i battenti ad aprile 2019, quattro mesi prima del previsto. La decisione è stata necessaria dopo una seconda violazione della sicurezza, che ha messo a rischio le informazioni personali di circa 52,5 milioni di utenti per sei lunghi giorni, a novembre. Si sommano ai dati di 500mila persone che erano stati esposti poco tempo fa, segnando irrimediabilmente le sorti di un esperimento mai arrivato al successo, e di un colabrodo sotto l’aspetto della sicurezza informatica.

Due violazioni di dati notificate in meno di tre mesi, milioni di utenti coinvolti: non solo i tempi della chiusura saranno accelerati, ma tutte le API (Application Programming Interface) cesseranno di funzionare entro 90 giorni. Le API sono sistemi per far parlare tra loro applicazioni e software diversi. Anche in questo caso le API sono importanti perché la falla nella sicurezza è da imputare a un bug che le riguarda direttamente.  Nel caso di Google Plus, l’API permette a un sito web di leggere i dati dell’utente e di creare l’account in modo veloce. Per intenderci, è esattamente quello che accade quando vediamo il tasto “accedi con Facebook”. Peccato che quella di Google Plus permettesse alle app di vedere più informazioni di quelle autorizzate dall’utente.

Immagine: Depositphotos

 

A questo giro sono finiti di nuovo a rischio nomi, indirizzi email, professione, sesso, data di compleanno, stato delle proprie relazioni sentimentali. Tutto a prescindere dal fatto che gli utenti avessero deciso di mantenere private queste informazioni oppure di renderle visibili. Le scuse sono dovute, e in parte conforta il fatto che secondo Google non ci sarebbero prove dello sfruttamento o del cattivo utilizzo dei dati esposti. Almeno, Google non ne ha trovate le prove. Ma a questo punto è inutile prolungare l’agonia, vista la decisione già presa di chiudere il servizio.

Fa quasi tenerezza la nota secondo cui il buco della sicurezza è già stato chiuso, in modo che i pochi fan rimasti possano godersi Google Plus per il tempo che gli resta. Sarebbe da stupirsi se qualcuno stesse ancora usando Google Plus, visti i problemi, la loro reiterazione, e il fatto che, con la chiusura ormai pianificata, probabilmente nessuno si sta più occupando dello sviluppo.

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