Ad appena due giorni dalla clamorosa indiscrezione che dava Matteo Renzi tentato da una terza candidatura alle prossime primarie del Partito Democratico, arriva la smentita ufficiale da parte dell’ex premier. Tramite il proprio profilo di Facebook infatti il senatore di Rignano sull’Arno ha scritto: “Càndidati al congresso, mi hanno scritto in tanti. Grazie del pensiero, ma non lo farò. Ho vinto due volte le primarie con il 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra dall’interno. Mi sentirei come Charlie Brown con Lucy che gli rimette il pallone davanti per toglierlo all’ultimo istante. Non mi ricandido per la terza volta per rifare lo stesso”. Renzi che poi continua il suo post sui social garantendo che chiunque vincerà lo scontro elettorale “avrà il mio rispetto e non il logorio interno che ho ricevuto io”. Appena sabato scorso infatti molti esponenti vicini a Matteo Renzi avevano lasciato trapelare che l’ex premier stesse pensando seriamente a una nuova discesa in campo. Alcune fonti non renziane all’interno del partito avevano riferito al fattoquotidiano.it che lo stesso Renzi aveva commissionato a Swg un sondaggio per tastare il terreno. Oggi è stato reso noto invece, dall’ufficio stampa di Zingaretti, che l’Istituto Noto ha effettuato delle rilevazioni ad hoc che hanno dato il seguente risultato: Zingaretti al 41%, Renzi al 31% e Martina al 28%.

Renzi ha parlato anche delle prossime elezioni europee: “Con che lista ci presenteremo alle Europee e alle politiche? Qualcuno vorrebbe liste superando il simbolo del Pd, altri chiedono un fronte repubblicano, altri di aprire a Leu, qualcuno a Più Europa, alla società civile, al movimento dei sindaci, ai Gilet Gialli. A me sinceramente sembra giusto che questa decisione sia presa da chi rappresenterà la nuova leadership del Pd. Altrimenti che facciamo a fare le primarie?”. L’ex sindaco di Firenze ha concluso lanciando frecciatine verso la maggioranza di governo e all’interno del suo partito: “Mettersi a litigare oggi noi sulle liste da fare mentre il governo Salvini-Di Maio distrugge la nostra economia, bloccando le infrastrutture, perdendo credibilità in Europa, mi sembra assurdo. Facciamo opposizione al governo anziché a noi stessi, o vogliamo continuare per tutto il 2019 ad attaccare il Matteo sbagliato?”.

L’ex premier, poi, ha sottolineato che il suo errore più grande “è stato non ribaltare il partito. Non entrarci con il lanciafiamme come ci eravamo detti”: “In alcuni casi il Pd ha funzionato – ha spiegato – in altre zone è rimasto un partito di correnti. Ritengo che le correnti siano il male del partito. A fine gennaio uscirà un mio libro, per Marsilio, e girerò tutto il Paese – ha annunciato – specie i piccoli borghi di provincia, per parlare e per ascoltare. Come ai vecchi tempi”. L’ex premier, poi, ha ripercorso le ultime tappe della sua esperienza alla guida del partito: “Dopo le elezioni, io sono l’unico che si è dimesso. Mi sono preso tutte le responsabilità. Una parte del gruppo dirigente continua a pensare che sia stata tutta colpa del mio carattere. Mi sembra leggermente riduttivo”. Sul futuro, invece, Renzi ha anticipato che “negli stessi giorni (dell’uscita del suo libro, ndr) partirà un progetto di Web TV al quale sto lavorando da mesi per rilanciare i nostri contenuti e non lasciare la rete in mano alle Fake News. Continuerò a incoraggiare i comitati civici e a riunire il meraviglioso popolo della Leopolda, simbolo di chi ci crede e si impegna”. “Io continuo a combattere – ha scritto ancora – Non corro per il congresso ma non vado in pensione, resto in campo, sorridente e tenace. Perché il tempo è galantuomo. E io ci credo davvero”.

Ora che Matteo Renzi ha ufficialmente smentito la sua candidatura alle primarie, il problema più grande si pone per i suoi fedelissimi, che dovranno fare una scelta importante: sostenere Maurizio Martina o proporre una candidatura autonoma, con lo spettro di un “liberi tutti” che potrebbe portare anche a una scissione. In tal senso, mercoledì 12 scade il termine per le candidature al congresso del Pd: l’area che fa capo a Renzi, dopo il ritiro di Minniti, non ha ancora deciso la propria linea. Luca Lotti e Lorenzo Guerini hanno convocato per martedì alle 13 una riunione alla Camera dei parlamentari Dem che avrebbero sostenuto la mozione Minniti. E l’ex segretario, che ha in cantiere un nuovo libro oltre al documentario, ha gelato le speranze di chi sperava in un ripensamento dell’ultima ora. Dunque, le due opzioni. La migliore, perché permetterebbe di tenere unita l’area renziana, è presentare un proprio candidato. E in questa chiave si fanno i nomi di Ettore Rosato e Lorenzo Guerini, che però non sarebbero disposti a correre. In alternativa tornano nomi “di bandiera” come quelli delle parlamentari Teresa Bellanova o Anna Ascani.

Ma a poche ore dal vertice decisivo, un nome forte non sembra spuntare, perciò cresce l’ipotesi di un sostegno alla mozione Martina. Fonti renziane hanno spiegato che la convergenza su Maurizio Martina sarebbe condizionata a una proposta “forte”: non un sostegno camuffato ma una presenza renziana visibile (circola l’ipotesi, smentita da più parti, di Maria Elena Boschi candidata alla presidenza del Pd). Ma dall’area Martina hanno fatto sapere di non essere interessati a “nessun risiko sui nomi” o a un “congresso a tavolino”. Perciò “la proposta Martina-Richetti va avanti nel territorio a raccogliere adesioni”. Tra i renziani più pessimisti (esclusa anche una convergenza d’area su Zingaretti) si fa così largo il terzo scenario: il “liberi tutti“, senza il sostegno a un candidato al congresso. In questo caso, però, crescerebbe il rischio di un’uscita dal Pd. Renzi in tal senso ha negato di essere al lavoro su una prospettiva del genere già in vista delle europee, ma i suoi continuano a chiedergli di non estraniarsi dalla partita. Anche alla luce del rimpianto che l’ex segretario confessa in serata via Enews ai suoi sostenitori: “Non aver ribaltato il partito, non aver usato il lanciafiamme”.