Al giorno delle primarie mancano ancora poco meno di tre mesi, ma nel Partito democratico già si litiga. Anzi, il timore di Nicola Zingaretti è che qualcuno stia provando a “distruggere il Pd” con “un gioco macabro“. Il sospettato è sempre Matteo Renzi. Chi ha scatenato la bagarre Marco Minniti, offeso e irritato dall’atteggiamento dell’ex premier tanto da minacciare di ritirare la sua candidatura a segretario del Pd. La reazione dell’ex premier però equivale a un “non m’importa”. Da Bruxelles, dove Renzi si comporta comporta da leader e incontra gli europarlamentari, vuole sfuggire a chi gli chiede un commento sull’ex ministro dell’Interno, per poi concedere una mezza frase: “Come sapete, non mi occupo del congresso del Pd”.

Voci e interpretazioni non sono univoche, ma è chiaro che Minniti voglia il sostegno esplicito dei renziani, mentre si ritrova il senatore di Rignano sull’Arno impegnato in comitati civici, colloqui con esponenti di Forza Italia e altri partiti, con sullo sfondo l’idea di un nuovo movimento fuori dal Pd. “Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd e stia giocando a un gioco macabro, e non dobbiamo permetterlo”, commenta Nicola Zingaretti, lo sfidante di Minniti che per ora resta in testa nei sondaggi ma lontano dal 51 per cento.

Renzi dà l’impressione di continuare il suo progetto per la creazione di un nuovo partito di centro: dopo la Leopolda e la nascita dei comitati “Ritorno al futuro“, l’ultimo indizio è l’incontro con Paolo Romani, senatore di Forza Italia. Ma dall’altra parte ha tentato di telecomandare la candidatura di Minniti alla guida del Pd, proponendo Luca Lotti come coordinatore della mozione. Tutto mosse che hanno irritato l’ex capo del Viminale, sparito da tv e giornali. Mentre il presidente del Lazio Zingaretti guida tutti i sondaggi e il ticket Maurizio MartinaMatteo Richetti sembra danneggiare soprattutto lo stesso Minniti.

Nardella: “Non credo abbandoni” – Da qui il presunto ricatto a Renzi: o stai con me o mi ritiro. Con una settimana di tempo, fino al 12 dicembre, per prendere una decisione: mercoledì prossimo scade il termine ufficiale per la presentazione delle candidature. Dopo Lorenzo Guerini, anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, prova a ricucire lo strappo tra il suo leader e Minniti: “Se Renzi dovesse cambiare idea, è chiaro che sarebbe tutto molto più difficile, però penso che questa spinta che viene dai sindaci sia già un elemento molto forte, molto chiaro: non credo francamente che Minniti abbandoni la corsa”, ha detto a Italia 7. Secondo il primo cittadino di Firenze, “se la candidatura di Minniti l’hanno firmata molti sindaci, fra cui tutti i sindaci renziani, forse c’è un motivo” e, conclude, “mi auguro che questo motivo non venga meno”.

Zingaretti: “Chiarezza e non furbizie” – Chi attacca invece è Zingaretti, anche se senza nominare mai direttamente né Renzi né il suo sfidante: “Il Pd va cambiato, non picconato con le furbizie. Distruggerlo ora o puntare a dividere credo sia un immenso regalo al M5s e a Salvini“, dice in una intervista a Radio Radio il governatore candidato alla segreteria. “Non lancio accuse personali – continua Zingaretti – perché il Pd muore a forza di accuse e scontri tra leader”. Ma chiede “chiarezza” al posto di “furbizie e divisioni” che sarebbero come “sputare in faccia alle speranze, alle ansie, alle passioni di milioni di persone che vogliono cambiare”. “Spesso vediamo un gioco sulla pelle di questo movimento”, ribadisce Zingaretti, un partito che a suo parere “è sbagliato sciogliere”. “Io farò di tutto per cambiarlo, allargarlo, rilanciarlo e farne il perno dell’alternativa“, promette a Radio Radio. Ma “proprio per quello questo sta avvenendo”, il suo timore è che qualcuno possa invece “avere paura” del Pd.

I sondaggi in vista del 3 marzo – In tutto questo la campagna elettorale per le primarie è appena cominciata e dovrà ancora durare tre mesi. In attesa del giorno dei gazebo, fissato per il 3 marzo, l’ultimo sondaggio disponibile, pubblicato dall’Istituto di Antonio Noto il 2 dicembre, vede Zingaretti in testa con il 39% dei consensi, seguito da Minniti al 32%, mentre Martina aiutato da Richetti recupera fino al 29 per cento. Tutti comunque lontani dal 50 più 1 necessario per l’elezione alle primarie.