“Atteggiamento ingiustificabile” e una scelta che il Parlamento egiziano non solo ha accolto con “grande sorpresa” e “rammarico”, ma che pure “disapprova”. Poco più di 24 ore dopo la decisione di Roberto Fico di interrompere le relazioni diplomatiche tra le Camere dei due Paesi in assenza di evoluzioni sul caso Regeni, è arrivata la risposta del Cairo. E i segnali confermano un clima di tensione crescente tra l’Italia e l’Egitto, sfociato in serata con la convocazione da parte del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi dell’ambasciatore egiziano Hisham Badr. L’incontro, si legge nella nota della Farnesina, è servito “per sollecitare le autorità egiziane ad agire rapidamente al fine di rispettare l’impegno, assunto ai più alti livelli politici, di fare piena giustizia sul barbaro omicidio di Giulio Regeni”. Ma soprattutto, la Farnesina ha sottolineato che gli esiti della riunione svoltasi nei giorni scorsi a Il Cairo tra magistrati italiani ed egiziani hanno determinato “una forte inquietudine in Italia“. L’ambasciatore da parte sua ha manifestato la volontà dell’Egitto di proseguire la cooperazione giudiziaria tra le due Procure. Il premier Giuseppe Conte, che solo ieri aveva frenato dicendo di “non sapere i motivi del gesto di Fico”, oggi ha preso tempo rimandando al suo rientro dall’Argentina, dove sta partecipando al G20, un intervento: “Tutte le volte che abbiamo parlato con il presidente Sisi”, ha detto, “mi ha sempre assicurato la sua determinazione a raggiungere la verità sul caso Regeni e che si arrivi presto ad una chiaro accertamento dei fatti”. Ma “gli ultimi sviluppi sono qui, evidentemente ci sono state novità. Non ho parlato con la procura di Roma, non appena tornerò ci confronteremo e il governo assumerà le sue decisioni”.

di Manolo Lanaro

Se ieri il presidente M5s di Montecitorio ha fatto l’annuncio in totale autonomia, oggi ha ricevuto il sostegno anche del governo. O almeno di una parte. Intanto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha dato un altro ultimatum: “Se dal governo egiziano non arrivano risposte entro l’anno sul caso Regeni ne trarremo le conclusioni”. E alla domanda se “le conclusioni” per Di Maio riguarderanno anche le attività dell’Eni nel Paese, il leader M5s ha replicato: “Tutto ne risentirà”. Poi, in sostegno dei due esponenti grillini, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Moavero Milanesi, già molto innervosito dalla messa in discussione della firma al Global compact: “Giulio Regeni per noi deve rimanere un punto fermo”, ha detto, “così come la sua scelta di affrontare un lavoro all’estero può essere un esempio. Non c’è nessun paragone tra rapporti commerciali, economici e la verità su un’uccisione così barbara”. Quindi ha ricordato l’ennesimo incontro a vuoto dei pm italiani con quelli del Cairo, al termine del quale la procura di Roma ha deciso di indagare 7 agenti egiziani per sequestro di persona: “Lo abbiamo ripetuto in tutti i nostri incontri con le autorità egiziane”, ha detto oggi il ministro degli Esteri, “e, nei mesi scorsi, abbiamo sempre ricevuto rassicurazioni. Per cui le notizie emerse dagli ultimi incontri tra le due procure sono effettivamente molto deludenti, per questo noi continueremo a lavorare. Per quanto riguarda le decisioni delle aziende che hanno un loro ambito di autonomia, ne parleremo a livello del governo quando Conte ritornerà dal G20″. La decisione di Fico è stata applaudita anche dal presidente della commissione Diritti umani del Parlamento Ue Antonio Panzeri: “Fico ha fatto bene. E’ giusto che si mostri la schiena diritta”, come ha fatto l’esponente del M5s con una risposta “importante dal punto di vista politico”.

Per il Parlamento egiziano, si legge in una nota citata dal sito di “al-Masry al-Youm”, quella di Fico è una “posizione ingiustificata”. Nel comunicato si “disapprova” la decisione della controparte italiana di prendere un tale provvedimento senza “aspettare i risultati delle indagini” sul caso del ricercatore, definito da ‘al-Masry al-Youm’ il “turista italiano”. Le dichiarazioni di Fico, si legge nella nota, arrivano dopo un incontro tra le procure italiana ed egiziana durante il quale le parti “hanno affermato di essersi scambiate i punti di vista in un clima positivo“, sottolineato che “le indagini vanno avanti in modo costruttivo” e confermato “la volontà di continuare la collaborazione reciproca fino a un risultato definitivo (sulle indagini, ndr) in un futuro prossimo”. Il Parlamento egiziano, affermando di “rispettare i principi di imparzialità e trasparenza” della magistratura, ha ribadito di volersi “attenere alla sovranità della legge” e di “non voler influenzare né interferire nel lavoro delle autorità investigative”, sottolineando che “le azioni unilaterali non sono nell’interesse dei due Paesi e non aiutano gli sforzi di rivelare la verità ed attuare la giustizia”. “Lo Stato egiziano – conclude la nota – ha interesse nel rivelare i dettagli di quanto accaduto a Regeni considerando che (la morte, ndr) è avvenuta sul proprio territorio, come confermato a tutti i livelli e anche dal presidente del Parlamento, Ali Abdel Aal, a Fico durante i loro incontri al Cairo e a Roma”.

 di Alberto Sofia

Solo a fine agosto scorso avevano fatto discutere le dichiarazioni Di Maio sul caso. “Al-Sisi mi ha detto che Regeni è uno di noi”, aveva dichiarato al termine di un incontro al Cairo con il presidente egiziano. Frasi ritenute dalle opposizioni non opportune. Oggi, il leader M5s, nonostante il silenzio subito dopo il gesto di rottura di Fico, ha deciso di sostenere l’azione del collega: “Questo governo ha provato in questi mesi la strada del dialogo con l’Egitto che deve darci delle risposte sull’omicidio di Giulio Regeni”, ha detto a margine di un incontro al Mise. “Noi ci aspettiamo delle risposte non solo dalle nostre procure, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo, ma anche da uno Stato che ci ha assicurato risposte efficaci”, ha detto sottolineando “che devono arrivare in questo periodo” e che ancora non stanno arrivando. “Lo abbiamo sempre detto. Abbiamo provato una strada ma se questa strada non porta a segnali dall’Egitto sull’individuazione del responsabile della morte di Giulio Regeni trarremo le conseguenze”. Conseguenze che a detta del vicepremier “non riguardano solo” la questione del blocco dell’export delle armi verso l’Egitto (aumentato da quando è in carica il governo Lega-M5s, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it). “Tutto quello che si fa come aziende in Egitto riguarda il libero mercato, ma è chiaro ed evidente che in un quadro di relazioni che riguardano anche l’economia tutto risentirà delle mancate risposte sull’omicidio di Giulio Regeni”. Quindi appunto anche l’Eni.

La situazione rimane molto tesa a livello politico. E non tutti dentro l’esecutivo concordano con la decisione di interrompere le relazioni con il Cairo. Divise anche le opposizioni. Silenzio totale dal Partito democratico, mentre per Forza Italia è sbagliato toccare i rapporti con l’Egitto. “L’Italia deve esigere tutta la verità sul caso Regeni”, ha detto il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia. “E bene fanno, quelli che hanno i poteri, ad andare avanti nelle indagini senza guardare in faccia nessuno. Ma tornare alla rottura dei rapporti con l’Egitto sarebbe una follia. Non solo per gli interessi energetici che l’Italia ha, ma anche per il ruolo fondamentale che l’Egitto di Al-Sisi ha nel controllo dei flussi migratori”. Per Fratelli d’Italia invece, l’errore è stato quello di Roberto Fico dal momento che ha scelto di agire in autonomia. “Il presidente della Camera”, ha detto il vicepresidente di Montecitorio Fabio Rampelli, “dopo aver schiaffeggiato la vittoria italiana nel centesimo anniversario della Prima guerra mondiale, si è prima preso la licenza di fare il ministro degli Esteri interrompendo le relazioni diplomatiche con l’Egitto per il caso Regeni senza concordarlo con gli Affari esteri né con la Presidenza del Consiglio e poi appunto di intimare a Conte la sottoscrizione del trattato Onu sull’immigrazione, il Global Compact. Nessuno ha mai creduto che questo governo sarebbe andato ‘de planò, ma nemmeno che sarebbero volati gli stracci nella coalizione dopo soli 6 mesi. In questo caos politico e diplomatico la Lega Nord è con le spalle al muro”.

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