di Margherita Cavallaro

Per il blog, a suo tempo, volevo parlare di quella pubblicità demente dei Provita, ma appena prima che mi mettessi a scrivere ho visto il video di Guglielmo Scilla (Willwoosh, il mio cugino spirituale anche se lui non sa di esserlo) e non avrei potuto aggiungere altro. Da lì mi sono poi persa a riguardare i video di Immanuel Casto che gioca ai Cavalieri dello zodiaco e ho pensato: “perché non faccio come la Lego e Netflix e approfitto della nostalgia anni 80 per fare divulgazione con ironia?”. Seguitemi dunque in un viaggio a Luxor alla scoperta dei Generi dello zodiaco.

Prima di tutto il genere non c’entra niente col sesso biologico. Per sesso biologico intendo l’essere nati con un pene o una vagina. Il genere è, invece, qualcosa che deriva da arbitrarie norme sociali ed è l’immagine (estetica e comportamentale) che la società ritiene appartenente agli individui con un certo sesso biologico: se nasci con un pene, la società si aspetta che ti piacciano il blu e il calcio e che tu porti i pantaloni. Se nasci con una vagina, la società si aspetta che ti piacciano il rosa e lo shopping e che tu porti gonne e abitini. Di conseguenza se ti piacciono il blu e il calcio la società ti associa al maschile, se ti piacciono il rosa e lo shopping al femminile e il tutto senza sapere cosa hai nelle mutande. Anche ciò dimostra, per inverso, come il genere sia indipendente da pene e vagina. Fatta questa premessa veniamo a quello che confonde molti animi semplici: cosa succede se hai un pene e ti piacciono le gonne, o se hai una vagina e ti piacciono i capelli corti e gli stivali da minatore? I Generi dello zodiaco ci aiuteranno.

Lady Isabel e Pegasus: questa coppia di protagonisti è cis, ossia si identificano entrambi con il genere generalmente associato con il loro sesso biologico. Lady Isabel ha abiti vaporosi vedo-non vedo, capelli lunghi ed è sempre bisognosa di aiuto, mentre Pegasus mena un sacco, ha la canottiera tamarra e passa la sua vita a salvare Lady Isabel. Afrodite dei Pesci: questo personaggio lo identifico personalmente come transgender. Ha lunghi capelli setosi, ciglia foltissime, rossetto, combatte con le rose e si fa chiamare con un nome femminile. Se voi lo vedeste fuori contesto pensereste immediatamente che sia femmina, ma sappiamo che è un uomo biologico dato che tutti lo apostrofano al maschile (maleducati!). Un esempio all’inverso, se mi concedete un detour dai Cavalieri, è Lady Oscar. In sostanza, è transgender chi si identifica nel genere generalmente associato all’opposto sesso biologico. Nota bene: essere transgender non ha niente a che fare con la volontà o meno di intraprendere una riassegnazione sessuale, né tantomeno con l’orientamento sessuale. Ci sono moltissime persone transgender al mondo che rimangono felicemente con i propri organi genitali, così come ci sono transgender etero e transgender gay/lesbiche/bisessuali/asessuali.

Andromeda: questo personaggio era causa di numerosi litigi tra me e i miei amichetti all’asilo perché nessuno di loro voleva ammettere che l’armatura di Andromeda avesse le tette, mentre mi facevo campionessa dell’evidenza empirica (perché quell’armatura le aveva, stacce!). Il fatto che Andromeda fosse generalmente un maschio e poi “Boom! Tette!” confondeva da morire le loro innocenti menti di pargoli di paesino di montagna. Andromeda lo associo al gender fluid. Gender fluid è chi non si identifica di per sé solo con un genere o con l’altro, ma si sente più uno o l’altro a seconda delle circostanze (interne o esterne). Ecco quindi che Andromeda a volte ha pantaloni e bretelle, e altre un’armatura rosa e le meline sante.

Virgo: come descrivere Virgo? Virgo è una creatura eterea, al di sopra di questioni mondane e materialotte come il genere. Per me Virgo è gender neutral. Così si definisce chi non si identifica né in un genere né nell’altro e si sente, quindi, neutrale. Siccome il genere è in sostanza una questione di autodeterminazione e autoidentificazione, la lista di cui sopra non è esaustiva, ma racchiude solo le definizioni più comuni e diffuse. Immaginate se stessimo parlando di identificarsi con paninari, punk, metallari o truzzi: si tratta solo di riconoscersi in una categoria sociale o in un’altra, posto che ognuno è sempre un individuo che vive le proprie esperienze come tale e ha una vita interiore diversa dalle altre. Ogni altra definizione può essere, dunque, raccolta sotto al termine ombrello di gender queer, ossia avere un’identità di genere che semplicemente non ricade nella binaria distinzione maschio/femmina.

Adesso che il nostro tour di Luxor si è concluso e ho titillato i vostri nostalgici spiriti, non mi rimane altro che sedermi e aspettare i big money piovere dai portafogli di tutti i miei colleghi trentenni mai cresciuti. Non siate timidi, so che ci siete (e lo sanno anche la Lego e Netflix)!