“La sinistra è un’araba fenice che può risorgere dalle proprie ceneri solo se è consapevole di aver raggiunto lo stato di cenere, e quindi rifare tutto in modo nuovo. Il Pd non l’ha ancora capito”. Trent’anni dopo la svolta della Bolognina, Achille Occhetto, è tornato al circolo della Bolognina, a pochi metri da dove il 12 novembre del 1989 pronunciò le frasi che aprirono la strada al passaggio dal Partito Comunista Italiano (poi sciolto nel 1991) al Partito Democratico della Sinistra (PDS). “Non sono stato io a uccidere il comunismo, è stato Stalin” dice oggi l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano. “Per la sinistra fu una scelta decisiva. Tutto dimostra che avevamo ragione. Avevamo previsto un anno prima il crollo del comunismo, adesso non c’è più in nessuna parte del mondo”.

Nell’attuale sede di Fondazione Duemila (che possiede il patrimonio del Pc-PDS-DS non confluito nel patrimonio del Pd) dove ha presentato il suo ultimo libro ‘La lunga eclissi. Passato e presente del dramma della sinistra”, Occhetto non ha risparmiato critiche al Pd. “Non mi interessa il dramma Renzi sì, Renzi no. L’epoca renziana è finita non per Renzi, ma perché erano già finiti i problemi politici che erano al centro quel momento”. E sulle primarie: “Si è partiti col piede sbagliato: bisognava cominciare non dai nomi, ma dalle idee. Se prima non si scelgono prima i fondamentali che tengono insieme una comunità, poi chi perde fa il fuoco amico”.

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