di Paolo Francesco Simonini 

Caro Salvini, caro Fontana, a che gioco giochiamo? Se gli inceneritori inquinano, cosa gliene importa ai cittadini del Nord da dove provengono i rifiuti? Non si beccano un tumore lo stesso, respirando i fumi dei rifiuti del Nord, del Centro o del Sud?

Ma lasciamo da parte la politica e i suoi squallori e torniamo alla vera domanda. Gli inceneritori (e non termovalorizzatori, caro Salvini, solo i politici italiani li chiamano così) inquinano? Ma certamente! Ormai lo sanno anche i bambini, i più colpiti. Gli scienziati di tutto il mondo hanno prodotto montagne di prove scientifiche inconfutabili e solo chi non vuol capire, come Renzi o Salvini, non capisce o fa finta. La domanda è inevitabile: perché?

E qual è la differenza tra i roghi dei capannoni (un’infamia) e gli inceneritori (un’altra infamia)? Una soprattutto, dice la scienza: la plastica bruciata nei roghi produce diossina, altamente tossica, mentre quella bruciata negli inceneritori – a temperature più alte – produce nanoparticelle altamente tossiche. Malattie e morte assicurate in entrambi i casi. Ma nel primo, i sindaci si affrettano a ordinare ai cittadini di chiudere le finestre. Mentre nel secondo caso la politica parla di tecnologia e sicurezza. Come mai?

Ultima domanda: perché la difesa a oltranza degli inceneritori, questi mortali relitti del passato purtroppo ancora attivi, gli stessi che in Nord Europa si pentono amaramente di aver costruito? Chi paga i politici per portare avanti questo progetto di morte, chi sono gli sponsor? Chi ha bisogno di svendere questa tecnologia prima del suo declino definitivo, come nel caso del nucleare? Basta inceneritori. Basta menzogne e ipocrisie. Basta far pagare ai cittadini il prezzo di queste scelte incoscienti. E basta con la maledetta plastica, fateci vedere una politica seria per una riduzione rapida e drastica invece della montagna di balle ed ecoballe sul riciclo che ci salverà, e che nessuno farà.

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