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Mafia, gestivano pacchetti di voti e case popolari: 17 arresti a Catania tra le “nuove leve” del clan Laudani

Tra gli arrestati dell'Operazione Smack anche Valeria Vaccato, moglie del boss Alessandro Liotta. Per la Procura il clan nel 2016 ha appoggiato i candidati consiglieri comunali per "benefici futuri"
Mafia, gestivano pacchetti di voti e case popolari: 17 arresti a Catania tra le “nuove leve” del clan Laudani
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Controllavano il territorio chiedendo il pizzo ai commercianti imponendo anche assunzioni forzate con pestaggi, incendi di veicoli, furti. Ma non solo: gestivano pacchetti di voti alle elezioni comunali e consegnavano illegalmente le case popolari. Con queste accuse i carabinieri di Catania hanno arrestato 17 persone, ritenute le “nuove leve” del clan Laudani a Giarre (Catania), guidato dal boss Alessandro Liotta. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa finalizzata a estorsione, furto in abitazione, lesioni e riciclaggio, tutti reati aggravati dal favorire la cosca. L’operazione è stata chiamata “Smack forever” perché alcuni affiliati si sono fatti un tatuaggio a forma di “labbra”, simbolo dei Laudani. Tra loro anche la moglie del boss Valeria Vaccato e la 26enne Sharon Contarino, accusate di riciclaggio ed estorsione. Ad agevolare le indagini sono state tra l’altro le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia. Tra gli arrestati, quattro indagati erano già detenuti per altra causa.

Secondo la procura di Catania inoltre, il clan Laudani nel giugno 2016 ha appoggiato i candidati consiglieri per “ottenere benefici futuri”. Pur non essendo emersa la prova dello scambio di voti sono stati evidenziati contatti con candidati, non identificati, e il proposito del gruppo di attivarsi per promettere denaro e regali per ottenere la preferenza per candidati “di comodo”. In uno dei casi registrati ad esempio, il boss giarrese ha intimato a un soggetto sconosciuto di cambiare la sua preferenza di voto, ovvero di darlo “agli amici nostri” e non “ai santapaoliani”.

Il boss Alessandro Liotta è anche accusato di aver gestito illegittimamente la consegna di appartamenti di proprietà della Regione Sicilia in carico all’Istituto autonomo case popolari di Acireale: faceva ad esempio confluire le residenze anagrafiche delle persone a lui più vicine e lucrava sui canoni delle locazioni, scomputando debiti che vantava nei confronti di terzi. Il Comune di Giarre ha rilevato numerosi casi di occupazioni abusive e risulta aver chiesto di attivare con urgenza la procedura di emissione ed esecuzione di ordinanza di sgombero. Ma, dice la Procura di Catania, “al momento, non si conosce l’esito”.

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