Divieto di circolazione per le automobili Euro 3 entro il 1 gennaio 2019 ed Euro 4 entro il 1 novembre 2020, incentivi regionali (con fondi governativi) per la sostituzione delle vetture e stretta anche sulle caldaie meno recenti. Misure da applicarsi per 6 mesi l’anno (da novembre a marzo) a Roma e provincia – nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti – con particolare attenzione alla Valle del Sacco. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e il governatore laziale, Nicola Zingaretti, hanno firmato un protocollo d’intesa destinato a creare forti polemiche soprattutto nella Capitale, provvedimento che cade proprio mentre il Campidoglio sta iniziando a studiare la stretta sulla mobilità privata. Il tutto, supportato da un investimento governativo iniziale di circa 4 milioni di euro, a cui dovrebbero aggiungersi 6 milioni messi a bilancio dalla Regione Lazio, fondi che finiranno in buona parte a finanziare gli ecoincentivi.

L’ASSEDIO E LE CONTRADDIZIONI
Un “assedio” resosi necessario, secondo le parti, a causa dell’accumulo “nell’aria di inquinanti, con particolare riferimento a quelli secondari quali le polveri sottili, fenomeni che producono situazioni di inquinamento particolarmente diffuse”, considerata “la specificità meteoclimatica e orografica della zona Valle del Sacco e la specificità dell’Agglomerato di Roma nel territorio della Regione Lazio”. Proprio quella Valle del Sacco da anni devastata dagli scarichi illeciti dei rifiuti industriali e il cui processo di bonifica non è mai partito veramente. “I soldi ci sono – ha riferito Costa – e adesso c’è bisogno di fare un accordo di programma di fatto già abbozzato. Si tratta di limare gli aspetti amministrativo-burocratici. Possiamo dire quindi ai cittadini di questa area che iniziamo, e non mi pare poco noi iniziamo”. “Finalmente un’azione coordinata, affinché il Lazio diventi tra le Regioni al più basso tasso d’inquinamento dell’aria”, ha detto Zingaretti. “Troppo poco” secondo Greenpeace Italia, che chiedeva l’estensione dei divieti all’intero anno solare e che in una nota ha messo in rilievo le “contraddizioni di un protocollo” che si appoggia al nuovo Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria che, tuttavia, la giunta regionale non ha ancora approvato “e probabilmente non entrerà in vigore entro gennaio”.

LE AUTO VIETATE – Nello specifico, il protocollo prevede “una limitazione della circolazione dal 1° novembre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1° gennaio 2019, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle ore 18,30, salve le eccezioni indispensabili, per le autovetture e i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad Euro 3”. Si prevedono però altri due “salti di qualità”. Vietate le vetture categoria Euro 4 entro il 1° novembre 2020 e categoria Euro 5 entro il 1° novembre 2024. Come detto, la limitazione si applica “prioritariamente nei centri urbani con popolazione superiore a 10.000 abitanti presso i quali opera un adeguato servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti nelle Zone di cui all’allegato I presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 o del biossido di azoto NO2”. Per sopperire a questa stretta, la Regione cofinanzierà entro il 1 gennaio 2019 l’acquisto di nuovi veicoli “mediante la concessione di appositi contributi”.

IL DIALOGO CON IL CAMPIDOGLIO
Ma le novità potrebbero non finire qui. La Regione Lazio, infatti, si impegna a trattare con i comuni – e dunque anche con il Campidoglio – la definizione di una “regolamentazione omogenea dell’accesso alle aree a traffico limitato, delle limitazioni temporanee della circolazione e della sosta per tutti i veicoli alimentati a carburanti alternativi”. Nel medio periodo, invece, dovrà prendere provvedimenti per “la riduzione del numero di veicoli circolanti nelle aree urbane incentivando sistemi di mobilità alternativa”. Esattamente come da processo avviato dall’attuale amministrazione capitolina attraverso Congestion Charge, pedonalizzazioni e rotazione tariffaria. Proprio qui, il giudizio negativo di Greenpeace sull’azione regionale si estende al Comune di Roma: “Virginia Raggi aveva positivamente annunciato, lo scorso febbraio, uno stop dei diesel a Roma entro il 2024. Da allora il buio”, commenta Andrea Boraschi, responsabile campagna Trasporti di Greenpeace Italia. “Ci risulta che all’attenzione della sindaca vi sia, dalla fine dello scorso maggio, una roadmap di decarbonizzazione del settore trasporti nella Capitale, ma pare che questo documento giaccia in un cassetto”.

LA STRETTA SULLE CALDAIE – Attenzione anche alle forme di riscaldamento domestico, da tempo indicate come maggiormente inquinanti rispetto alle autovetture più moderne. Entro un anno, si arriverà al divieto di installare “generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore alla classe 3 stelle” e di “continuare ad utilizzare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a 2 stelle”. Entro il 31 dicembre 2021, invece, non si potrà scendere sotto le ‘4 stelle’. Il ministro Costa, nell’illustrare il protocollo sul miglioramento della qualità dell’aria ha specificato che “sono molto contento della firma, ci porterà a risolvere il problema dei rifiuti, abbiate fiducia che ci riusciamo, perché nella tutela dell’ambiente non ci sono colori o appartenenze politiche”. Ma a Roma, come sottolinea Greenpeace, “3 milioni di persone sono esposte tutti i giorni a un’aria satura di inquinanti, oltre i limiti di legge, con un costo sanitario, ambientale ed economico inaccettabile”.

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