Urne aperte oggi a Roma dalle 8 alle 20 per il referendum consultivo sull’Atac, l’azienda 100% del Campidoglio che si occupa di oltre l’80% del trasporto pubblico locale della Capitale. Un servizio che i Radicali propongono di mettere a gara. Al voto sono chiamati circa 2,4 milioni di romani che potranno recarsi ai seggi per rispondere “Sì” o “No” alla consultazione promossa dal comitato Sì Mobilitiamo Roma.

Come si vota – All’elettore verranno sottoposte due domande. La prima tratta l’affidamento dei servizi di trasporto tramite gare pubbliche: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”. La seconda è incentrata sulla possibilità di creare nuovi servizi di trasporto collettivo non di linea, utilizzabili tramite applicazione o a richiesta: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”. Per votare ogni cittadino dovrà recarsi al proprio seggio, lo stesso utilizzato alle politiche o alle amministrative, portando la tessera elettorale. Lì gli verranno consegnate due schede, relative ai due quesiti, alle quali potrà rispondere sì o no. Lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura delle urne.

Nodo quorum – Secondo il Comune di Roma, per raggiungere il quorum, essendo un referendum consultivo, dovranno recarsi alle urne un terzo degli aventi diritto, ovvero circa 789mila votanti. Ma per il Comitato promotore il quorum non deve essere applicato perché il referendum è stato proclamato il 31 gennaio 2018, lo stesso giorno in cui è stato approvato il nuovo statuto del Comune di Roma che non lo prevede. Una discussione che, molto probabilmente, a fine votazione potrebbe finire davanti al Tar.

La partita del referendum, oltre che essere economica, rischia di avere molti effetti sul fronte politico. Schierati per il “Sì”, oltre ai Radicali, sono il Partito democratico, Forza Italia e gli industriali di Unindustria. Propendono per il “No” i sindacati, Liberi e Uguali, Sinistra Italiana, la Lega e il Movimento 5 stelle. L’opzione data dalla giunta pentastellata è quella del risanamento dell’azienda, tramite il concordato preventivo.

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