In Italia si muore di maltempo e Matteo Salvini dichiara che è colpa di un “Malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’alberello. E poi l’alberello e il torrentello ti presentano il conto”. Poteva prendersela con l’abusivismo, i condoni, l’assenza di un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, le speculazioni edilizie, con un Paese fondato sull'”economia del cemento”, con l’assenza di serie politiche di abbandono delle fonti fossili, e invece no, se l’è presa con gli ambientalisti, usando morti e disastri che hanno stravolto il paesaggio per attaccare quelle comunità che, in piena desertificazione politica, ancora riescono a portare avanti ragionamenti e idee spesso in opposizione non solo con il governo che Salvini rappresenta ma con tutto l’arco costituzionale, da destra a sinistra.

Piuttosto la realtà è che le tematiche che bisognerebbe affrontare non hanno rappresentanza nella politica dei partiti perché invise ai colossi dell’energia, ai costruttori, alle aziende che vogliono investire su inceneritori e discariche, ai gruppi di potere che sulle grandi opere gestiscono affarismo e carriere politiche, a chi ragiona di adattamento ai cambiamenti climatici esclusivamente come opportunità di business e in ottica di profitto piuttosto che come emergenza da cui dipende la vita delle persone.

E poi perché abbiamo una classe politica che continua a scaricare sulle generazioni future il costo ambientale di un consenso politico costruito anche su condoni, grandi opere inutili, colate di cemento, lottizzazioni, autorizzazioni scriteriate. Ecco, ne aveva di persone e fenomeni con cui prendersela, e invece Salvini ha deciso di scagliarsi proprio contro chi si oppone a tutto questo, come se poi gli “ambientalisti”, nel concreto, avessero mai avuto negli anni il potere di bloccare qualcosa, come se, in fin dei conti, l’unica risposta data alle istanze degli “ambientalisti” non fosse stata, a lungo andare, sempre la stessa: repressione. Come se in Italia gli “ambientalisti” avessero governato e amministrato i territori. Come se l’unico potere riconosciuto agli “ambientalisti”, ed entro limiti molto stringenti, non fosse stato solo quello di manifestare il proprio dissenso politico rispetto a decisioni impattanti sul territorio e sulla loro salute. Come se non fosse vero piuttosto che sulle istanze portate avanti dagli “ambientalisti” non fosse spesso intervenuta la magistratura a confermare quanto i rappresentanti di governo sminuivano: Ilva e Terra dei Fuochi, giusto per citare capolavori emblematici delle politiche ambientali e delle speculazioni degli ultimi 30 anni.

Ma per Salvini non conta il potere reale degli “ambientalisti”, il vero obiettivo è neutralizzare chiunque possa costruire opposizione sociale, conta screditare chi su Tav, Tap, grandi opere e disastri ambientali è in grado di alimentare il dissenso contro un governo che su questi temi continua a contraddire promesse elettorali. Screditare in qualsiasi modo, anche disinformando, calunniando, superando quelli che sarebbero i confini di una dialettica politica costruttiva e democratica, prendendo in giro le vittime di un disastro e l’intero Paese. L’approccio del ministro dell’odio interno è sempre lo stesso, sull’ambiente come sui migranti, attaccare l’opposizione sociale manipolando la verità e alimentando la guerra tra i più svantaggiati, a tutela di chi avrebbe il potere di cambiare strada ma, per interessi di casta, continua a non far nulla. Politica da bar, altro che ambientalismo da salotto!