“L’Italia, in questo momento, è il centro dell’universo politico. Di più: state ridefinendo la politica nel ventunesimo secolo”. Parola di Steve Bannon, la controversa mente dietro la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa del 2016, intervistato dal Corriere della Sera. I leader di governo, però, devono stare attenti all’economia: “Un’attenzione maniacale”, precisa. “Devono capire che in giro per il mondo ci sono leader molto duri e focalizzati, quindi, per prima cosa, va aggiustato il bilancio. C’è un’accordo di trent’anni fa e non si può ignorare, anche se resto convinto che i paesi debbano avere ciascuno la propria moneta”.

L’ex stratega della Casa Bianca è un grande fan del nuovo governo italiano. Racconta di aver seguito con attenzione la campagna elettorale e poi la fase di formazione del governo, apprezzando Salvini e Di Maio: “Sono riusciti a mettere insieme Nord e Sud, sinistra e destra, una forza più populista e una più nazionalista. È l’equivalente americano di Trump che lavora con Bernie Sanders. Entrambi hanno preso ruoli di governo di cui dovranno rispondere, e non c’è politico al mondo il quale, avendo vinto, accetti che il capo del governo sia un altro. Invece si sono messi d’accordo che il ruolo di rappresentanza spetti a un’altra persona. Un mix unico al mondo”.

Secondo Bannon, le fluttuazioni dei mercati e la fuga degli investitori dai titoli italiani non rappresentano un collasso di fiducia. “Credo che il governo si stia facendo le sea legs, le gambe forti che permettono ai marinai di restare in piedi col mare mosso. Sono nuovi, stanno un po’ improvvisando. È una cittadinanza consapevole, che non è perfetta ma migliorerà”. Sulla manovra, però, l’ex consigliere di Trump ha delle critiche da fare. “Nel contratto c’erano gli elementi di un’agenda per la crescita, che poi non sono stati ripresi nella legge di bilancio. Io apprezzo le proposte del Movimento sul reddito di cittadinanza e le pensioni. Ma date le condizioni finanziarie dell’Italia, devono fare i conti con una serie di fatti spiacevoli e uno di questi è che i mercati globali dei capitali e in particolare la Ue hanno un voto. La buona notizia è che non hanno il voto finale. Apprezzo che Salvini e Di Maio non si limitino ad adeguarsi, sono pronti a resistere per gli italiani”.

E sul suo progetto per il fronte sovranista alle elezioni europee, anticipa che offrirà alle forze politiche nei vari Paesi “la possibilità di fare eventi insieme, dove la gente condivide idee. Poi faremo sondaggi in profondità, che non sono mai stati fatti per le europee, su base nazionale e provinciale, sui segmenti sociali. Costerà molto, ma ho dei donatori, europei facoltosi che vengono da origini operaie e vedono nei populisti una voce per la gente umile, come me. Una delle differenze tra la politica europea e quella americana sono i soldi. Per le presidenziali del 2016 sono stati spesi 4 o 5 miliardi di dollari, Salvini e Di Maio insieme non saranno arrivati nemmeno a dieci milioni“.

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