“Purtroppo un po’ di degrado c’è, in certi casi è più pesante in altri meno”. Cesare Ramadori, amministratore delegato di Strada dei Parchi, la concessionaria della A24 e della A25, lo ammette. Lungo la Roma-Teramo e la “Torano-Pescara” non tutto va come dovrebbe. Dopo la tragedia di Genova il trend ha subito un deciso contraccolpo. Le segnalazioni sullo stato precario di infrastrutture viarie non possono essere trascurate.

“Alcuni piloni dei viadotti della A24 e A25, che ho potuto visionare con i miei occhi, sono in condizioni così degradate da risultare allarmanti”, ha confessato il ministro Toninelli. E Placido Migliorino, il tecnico che ha firmato la relazione redatta dall’Ufficio ispettivo territoriale di Roma del Mit sullo stato di alcuni dei viadotti della A24-A25, ha confermato. “Il decadimento manutentivo riscontrato, associato all’incremento dei carichi di esercizio rispetto all’epoca di costruzione, è tale da non poter dimostrare il raggiungimento di adeguato standard di sicurezza con il regolare transito della circolazione”, si legge nel documento inviato anche ai Prefetti delle zone interessate. Insomma una situazione tutt’altro che trascurabile.

Ci sono 54 gallerie lungo le due tratte autostradali che devono essere adeguate, entro sei mesi. Ci sono otto viadotti che “come dimostrato dalle verifiche di sicurezza, inducono sollecitazioni critiche specialmente agli impalcati e alle solette”. In queste condizioni la sicurezza sembra sia diventata un optional. Come se transitare su un viadotto oppure in una galleria fosse stato omologato ad una missione di guerra. Ad una battaglia. Dalla quale si può tornare vivi, oppure no. In questo caso non c’entra nulla il colpo di sonno di un automobilista, oppure il mancato rispetto dei limiti di velocità e neppure della distanza di sicurezza. Il possibile incidente determinato da altro. Dalla mancanza di manutenzione. Peggio. Da un concessionario che non controlla, come dovrebbe. Almeno, non sempre. Da uno Stato che, distratto da altro, non verifica che il concessionario si adoperi nelle sue mansioni.

“Da quello che mi hanno riferito ieri sono cadute dentro un’aiuola quelle che io chiamo “breccole’, piccoli pezzi di calcestruzzo, quindi per fortuna non si è fatto male nessuno”, ha detto ancora Ramadori a proposito dello sfogliamento di un pilone di un viadotto della Roma-Teramo. Il fatto che non si sia fatto male nessuno è naturalmente una circostanza felice. Anche se fortuita, chiaramente.

Possibile che l’Italia non sia più in grado di garantire neppure la sicurezza di strade e autostrade? Non in occasione di eventi particolari, come terremoti o piogge straordinarie, ma in condizionali di normalità. Probabilmente la risposta alla domanda è nelle “breccole” di Ramadori, ma anche nelle modalità con le quali Toninelli ha deciso di procedere nella questione. Un ministro non denuncia una situazione di pericolo, interviene perché quel pericolo venga rimosso.

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