“Sta pensando di guidare a maggio il ‘fronte della libertà’, come avete definito con Marine Le Pen la costellazione dei sovranisti?”, domanda il giornalista. “È vero, amici di vari Paesi europei me lo stanno chiedendo, me lo stanno proponendo. Fa piacere vedano in me un punto di riferimento per la difesa dei popoli, anche fuori dall’Italia. Maggio è ancora lontano. Vediamo, ci penso”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, rispondendo a La Repubblica sulla possibilità che sia lui il candidato populista alla presidenza della Commissione.

Un’apertura cui segue un post su Facebook del fedele Lorenzo Fontana: “Tanti alleati europei stanno chiedendo a Matteo Salvini di guidare il fronte identitario alle prossime elezioni Europee. Il sogno di una nuova Europa si avvicina”, scrive il ministro per la Famiglia e le Disabilità.

Salvini parla mentre è in viaggio per Mosca. “In Russia – afferma – mi sento a casa, al sicuro. E diremo un no risoluto al progetto di Bruxelles di prorogare di fatto sine die le sanzioni a Mosca”.
“Il veto – aggiunge sul Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre – è una carta jolly che non possiamo porre per tutto. Dovremmo porlo sul piano finanziario dei prossimi sette anni, sulle politiche migratorie, su quelle finanziarie, sulle sanzioni alla Russia, appunto. Ma non possiamo, diventerebbe un’arma spuntata. Una presa di posizione forte però la prenderemo, contro l’embargo che continuiamo a giudicare inutile e dannoso, per Mosca e per le aziende italiane che hanno già perso venti miliardi di euro”.

Quindi Salvini interviene sui rilievi europei alla manovra: “Ancora Juncker? Barcollo ma non mollo? Ma basta, a lui non rispondo più nemmeno. E poi Oettinger, Moscovici, questi signori parlano negli ultimi giorni dal bunker assediato, sanno che tra sei mesi andranno a casa, quando anche sull’Europa soffierà il vento del cambiamento. In Italia per poco la gente non scende in piazza in giubilo per i provvedimenti che abbiamo inserito in manovra”.

Intanto però in Italia gli ambienti finanziari restano in apprensione per il giudizio delle agenzie di rating atteso per fine ottobre e il Paese rischia la procedura di infrazione per deficit eccessivo. “La loro è una bocciatura preventiva – mette le mani avanti Salvini – noi rispondiamo a 60 milioni di italiani, non a loro. La manovra non cambierà di una virgola. Ma non si permettano di inviare troike o commissari. La smettano, facciano lavorare il governo degli italiani. Mi appello al buon senso, come Draghi”.