Sesso, no grazie. Si chiama anoressia sessuale ed è un disturbo della sfera affettiva che porta a rifiutare con paura il rapporto sessuale e il contatto fisico con il partner visto letteralmente come un pericolo. Ne ha scritto recentemente El Pais ricordando che si parla spesso sulle riviste medico-scientifiche del settore del desiderio compulsivo di sesso come dipendenza, ma che non si valuta con la giusta attenzione i casi di chi, soprattutto donne, “evita il contatto a tutti i costi (…) ma non per la tipica noia che accade quando entri nella routine di coppia, bensì per qualcosa di più profondo, simile a quello che nei disordini alimentari riguarda il cibo”.

Anche se l’ultima versione del DSM 5, il Manuale Diagnostico e statistico dell’American Psychiatric Association, non riconosce in quanto tale la patologia, ci sono centinaia di esperti del settore che ogni giorno incontrano casi di “persistente o ricorrente estrema avversione di tutti o quasi tutti i contatti tra i genitali del proprio partner a livello sessuale”, come descritto nella precedente edizione numero quattro del manuale diagnostico. “Mentre l’anoressia nervosa è caratterizzata da un rifiuto sistematico di cibo, l’anoressia sessuale è identificata con un rifiuto sistematico del sesso. In entrambi i casi l’atteggiamento di rifiuto è come la punta di un iceberg, perché alla base di questo comportamento ci sono cause nascoste e spesso complesse”, ha spiegato su El Pais, la psicoterapeuta esperta in terapia di coppia Emma Ribas.

“Entrambi i problemi condividono le cause che li producono: stress o mancanza di autostima, anche se – specifica la Ribas – nel caso dell’anoressia sessuale gran parte dei casi è legata ai conflitti nella coppia, ai problemi sul lavoro dei singoli, alla mancanza di educazione sessuale, a possibili abusi o aggressioni sessuali subite da bambini”. Un’ulteriore causa dell’anoressia sessuale, secondo la Ribas, riguarda la sovraesposizione di uomini e donne a dosaggi elevati di pornografia. L’imitazione nella vita reale della finzione porno, infatti, porterebbe alcune persone ad un senso di “sazietà e disagio” soprattutto quando le esperienze sessuali sono risultate insoddisfacenti. Secondo la sessuologa Judith Viudes esistono “casi primari”, cioè quelli in cui i “pensieri” di una persona “sono sempre stati presenti e forgiati per tutta la vita o per le conseguenze di una cattiva educazione sessuale”; dall’altro i casi di persone che rispondono ad un disordine “acquisito, molto più comune in cui quella paura non esisteva fino a quando un evento non l’ha provocata con un abuso o un’esperienza molto brutta”.

La Viudes ha ricordato anche che la persona con anoressia sessuale non deve essere confusa con una persona asessuata: “Le persone asessuate non provano nessuna attrazione sessuale nei confronti di altri; questo invece non succede con gli anoressici sessuali il cui problema risiede semplicemente nell’ansia e nella paura che quell’attrazione provoca, tanto che chi racconta di questi problemi parla di veri e propri attacchi di panico. Rimedi? La riattivazione di un contatto emotivo con l’altro. “Terapia combinata delle tecniche cognitivo-comportamentali, educazione sessuale, tecniche per ridurre l’ansia e lo stress”, conclude la Viudes. “L’obiettivo è affrontare la paura della vicinanza con l’altro e della propria vulnerabilità, per progredire non solo verso la possibilità di continuare ad avere incontri sessuali, ma soprattutto verso interazioni interpersonali che alimentano una vita soddisfacente”.

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